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Casa e pulizia

Quando e come potare la siepe: periodi giusti, regole e distanze

Quando potare la siepe senza ucciderla: i due periodi giusti, il periodo protetto per i nidi, la regola del terzo e le distanze dal confine del vicino.

di Redazione VistoSuiSocial ·

Tagliasiepi a Batteria

Le due domande che ti fai davanti a una siepe cresciuta troppo hanno una risposta secca. I periodi giusti per potare sono due, fine inverno e fine estate. E sì, esiste un periodo dell’anno in cui le potature drastiche vanno evitate, perché gli uccelli nidificano e i nidi sono protetti dalla legge. Il resto, quanto tagliare e come restare in pace con il vicino, lo vediamo qui sotto.

I due momenti giusti dell’anno

Fine inverno e fine estate, ognuno con un compito diverso. La potatura di forma si fa a fine inverno, prima della ripresa vegetativa, quando dai alla siepe la sagoma che vuoi e togli il legno vecchio. È il taglio strutturale, quello che decide come crescerà la pianta nei mesi successivi.

Il secondo intervento è quello di contenimento, e cade a fine estate, tra fine agosto e settembre. Serve a rifinire la crescita dell’anno, a pareggiare i getti che hanno allungato la sagoma e a mandare la siepe verso l’autunno ordinata. Fine agosto e settembre vanno bene per rifinire proprio perché la spinta vegetativa è ormai rallentata: tagli e la pianta non riparte subito con getti disordinati, così la forma tiene fino alla primavera.

Le specie più comuni nelle siepi italiane, lauroceraso, ligustro, fotinia e thuja, tollerano bene due passaggi l’anno. E c’è un principio che vale per quasi tutte: tagliare poco e spesso dà siepi più fitte e compatte di una potatura drastica fatta una volta ogni tanto. La potatura leggera stimola i germogli laterali, la siepe si infoltisce, e il risultato assomiglia a una parete verde e non a uno scheletro di rami. È lo stesso ragionamento del calendario dei lavori di giardino: pochi interventi giusti al momento giusto.

Il periodo protetto: cosa dicono le norme sulla nidificazione

C’è un vincolo che quasi nessuno considera, e conviene conoscerlo perché non è opzionale. In Italia gli uccelli selvatici e i loro nidi sono protetti, e distruggere una covata attiva è vietato. Il riferimento è la Direttiva europea 2009/147/CE, la cosiddetta Direttiva Uccelli, recepita in Italia dalla legge 157 del 1992, che vieta la distruzione e il danneggiamento dei nidi.

In pratica significa una cosa semplice. Nel pieno della stagione di nidificazione, grosso modo dalla primavera all’inizio dell’estate, le potature drastiche di siepi e cespugli vanno evitate, perché è lì che gli uccelli costruiscono i nidi e crescono i piccoli. Prima di ogni taglio in quel periodo, la siepe va guardata bene: se c’è un nido attivo, il lavoro si rimanda di qualche settimana, finché i piccoli non hanno lasciato il nido. È un controllo di due minuti che evita un danno irreparabile alla fauna e, per inciso, evita anche a te di trovarti la lama in mezzo a una covata. Le rifiniture leggere fuori dal periodo critico sono un’altra cosa, ma i tagli pesanti, in primavera, si lasciano stare.

Quanto tagliare senza stressare la pianta

La regola d’oro è quella del terzo: non togliere più di un terzo della chioma in una singola potatura. È il modo per contenere la siepe senza mandarla in crisi.

Il motivo è fisiologico. Le foglie sono il motore della pianta, e tagliarne troppe di colpo la priva della capacità di nutrirsi proprio quando dovrebbe reagire. Una potatura eccessiva su certe sempreverdi, poi, scopre il legno vecchio interno che fatica a rivegetare, e rischi di lasciare buchi nella siepe che non si richiudono più. Se la siepe è cresciuta davvero troppo e va abbassata in modo drastico, meglio farlo in più stagioni, togliendo un pezzo per volta e dando alla pianta il tempo di rispondere. Nei nostri test sul campo, la differenza tra una siepe potata con giudizio e una rasata di forza si vede l’anno dopo: la prima è fitta, la seconda ha i buchi.

La forma giusta: perché la siepe va tenuta più larga in basso

Questa è la cosa che quasi tutti sbagliano, e ha una spiegazione precisa. La siepe va tenuta in forma leggermente trapezoidale, cioè più larga alla base e più stretta in cima, non a parete verticale e nemmeno più larga sopra.

Il motivo è la luce. Se la parte alta è più larga di quella bassa, fa ombra alla base, che riceve meno sole, perde le foglie e si spoglia. Una volta che la siepe si è spelacchiata in basso, non torna più facilmente, perché su molte sempreverdi il legno nudo interno non rivegeta. Tenendola invece più larga in basso, ogni fascia riceve luce e la siepe resta densa da terra fino alla cima. Il trucco pratico è tagliare con la lama leggermente inclinata rispetto alla parete della siepe, salendo dal basso verso l’alto: la sagoma trapezoidale viene quasi da sola. Il piano superiore si fa per ultimo, e per una linea dritta il metodo più antico è ancora il migliore: uno spago teso tra due picchetti.

Siepe sul confine: distanze e diritti del vicino

Qui entriamo nel terreno delle domande più cercate, ed è anche quello dove serve più prudenza. Le distanze delle siepi dal confine sono regolate dal Codice civile, negli articoli 892-896: per le siepi vive comuni l’articolo 892 fissa una distanza minima di mezzo metro dal confine, che sale a un metro per le siepi di ontano, castagno o simili tagliate periodicamente presso il ceppo e a due metri per la robinia, e può comunque variare in base ai regolamenti locali. Questo è un punto su cui conviene sempre verificare, perché i regolamenti comunali e gli usi locali possono modificare la regola generale.

Sui rami e le radici che sconfinano, il principio del Codice civile è che il vicino nel cui fondo si protendono i rami può pretendere che il proprietario della siepe li tagli, mentre per le radici che invadono il suo terreno può tagliarle direttamente lui. I dettagli e i limiti di questi diritti sono nell’articolo 896 del Codice civile, e sui casi limite (siepi molto vecchie, situazioni consolidate da anni, alberi ad alto fusto) la questione può diventare complicata e vale la pena sentire un parere prima di prendere la cesoia in mano per tagliare qualcosa che sta dall’altra parte. La regola di buon senso: parla con il vicino prima, perché una siepe di confine gestita d’accordo è molto meglio di una lite in tribunale.

Attrezzi: quando basta la cesoia e quando serve il tagliasiepi

Dipende da quanto materiale hai davanti. Per una siepe piccola, per le rifiniture di precisione e per i rami più grossi, la cesoia manuale basta e avanza, e ti dà un controllo che nessun attrezzo a motore ha. È lenta, ma su pochi metri è la scelta pulita.

Quando la siepe è lunga o alta, la cesoia diventa una condanna, e lì entra il tagliasiepi a batteria: la siepe di casa si chiude in una mattina, senza cavo da srotolare e da tenere lontano dalla lama, con la libertà di girare dal lato strada a quello del giardino. Un modello con due batterie ti fa arrivare in fondo senza fermarti a metà. C’è un limite onesto da conoscere: il tagliasiepi lavora sul verde tenero, germogli e rametti fino a circa un centimetro e mezzo di diametro. Sui rami legnosi più grossi la lama non passa, si incastra e il motore va sotto sforzo, quindi quelli vanno tolti prima con la cesoia o il seghetto. Chi usa il tagliasiepi come una motosega ottiene solo un taglio brutto e una lama rovinata.

Due regole di sicurezza che non si saltano: occhiali e guanti antitaglio sempre, e mai su una scala. Il tagliasiepi si tiene con due mani, e con due mani sull’attrezzo non ti reggi da nessuna parte. Per le parti alte servono una piattaforma stabile o un modello telescopico.

Domande frequenti

Posso potare la siepe ad agosto?

Sì, fine agosto è uno dei due momenti buoni dell’anno, insieme a fine inverno. È il taglio di contenimento, quello che rifinisce la crescita della stagione: la spinta vegetativa è ormai rallentata, quindi la siepe non riparte subito con getti disordinati e la forma tiene fino alla primavera. Controlla comunque che non ci siano nidi tardivi ancora attivi prima di intervenire in modo pesante.

Il vicino può tagliare i rami che sconfinano nel suo giardino?

In generale il vicino può pretendere che sia tu a tagliare i rami che si protendono nel suo terreno, mentre per le radici che invadono il suo fondo può tagliarle direttamente. I limiti precisi sono nel Codice civile e i casi consolidati da tempo possono fare eccezione. La strada più semplice resta l’accordo diretto: quasi sempre si risolve parlando, senza tirare in ballo gli articoli di legge.

Quanto si può accorciare una siepe in una volta sola?

Non più di un terzo della chioma per volta, è la regola del terzo. Togliere troppe foglie in un colpo priva la pianta del suo motore e, su molte sempreverdi, scopre il legno vecchio interno che fatica a rivegetare, lasciando buchi che non si richiudono. Se la siepe va abbassata in modo netto, si fa in più stagioni, un pezzo per volta, dando alla pianta il tempo di reagire.

Perché la siepe si spoglia in basso?

Quasi sempre per un problema di forma e di luce. Se la siepe è tenuta a parete verticale o più larga in cima che alla base, la parte alta fa ombra a quella bassa, che riceve meno sole, perde le foglie e si denuda. Tenendola più larga in basso, in forma leggermente trapezoidale, ogni fascia prende luce e la siepe resta densa da terra alla cima. Una volta spelacchiata, la base è difficile da recuperare.

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