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Extrabianco: gel e bite a LED, quindici minuti a seduta. Come si usa e ogni quanto si ripete.

Gel, bite a LED e 15 minuti a seduta. Cosa cambia davvero sui denti macchiati da caffè e fumo, perché la luce conta poco e quando non va usato.

Di Redazione VistoSuiSocial · Pubblicato il

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Il bite trasparente a LED del kit Extrabianco, con il cavo, accanto a una bocca aperta con denti bianchi

Extrabianco in breve

Tipo Kit per lo sbiancamento cosmetico dei denti, a uso domestico
Contenuto Bite a LED con cavo e gel, fino a 10 trattamenti
Seduta 15 minuti, una volta al giorno
Alimentazione Dal telefono o dal PC (Lightning, USB, micro USB)
Da verificare La percentuale di perossido, non dichiarata sulla confezione
Prezzo 39,99 €

I denti gialli sono uno di quei problemi che si guardano allo specchio la mattina e si rimandano per anni. Lo sbiancamento dal dentista funziona, ma costa qualche centinaio di euro e richiede un appuntamento; il dentifricio “sbiancante” del supermercato, nella migliore delle ipotesi, lucida. Nel mezzo è cresciuta un’intera categoria di kit casalinghi come Extrabianco: un gel, un bite trasparente con i LED, un cavo che si infila nel telefono e quindici minuti davanti a una serie. Costa 39,99 euro. La domanda è cosa ottieni davvero, e cosa invece rischi.

Questa recensione è più severa del solito, e non per antipatia verso il prodotto. Uno sbiancante lavora dentro la bocca, e le cose che si mettono in bocca meritano una verifica in più.

Che cos’è e come si usa

Nella confezione ci sono un bite in materiale trasparente con una fila di LED annegati nella plastica, un cavo con tre attacchi (Lightning, USB e micro USB, così funziona con iPhone, con un Android o infilato nel portatile) e il gel. La procedura è quella di tutti i kit di questa famiglia: si spreme il gel nella scanalatura del bite, si inserisce il bite in bocca coprendo l’arcata superiore e quella inferiore, si collega il cavo, la luce si accende. Quindici minuti, poi si toglie, si sciacqua la bocca e si lava il bite. Il kit basta per una decina di trattamenti.

Sul piano pratico è semplice, ed è il motivo del suo successo: non c’è nulla da caricare, nulla da programmare, e il quarto d’ora si incastra dove capita.

Cosa dice l’etichetta del gel

Qui inizia la parte interessante. Sull’etichetta del tubetto si legge un elenco di ingredienti breve: glicerina, glicole propilenico, carbomer, acesulfame di potassio (un dolcificante, serve al sapore), mica, trietanolammina, mentolo, perossido di sodio carbonato e CI 77891.

Due voci meritano attenzione. La prima è il sodium carbonate peroxide, cioè il percarbonato di sodio: a contatto con l’acqua libera perossido di idrogeno, ed è la sostanza che fa il lavoro. Compare in fondo alla lista, il che indica una presenza minoritaria, ma la percentuale esatta non è scritta da nessuna parte, e vedremo fra poco perché è il dato che conta più di tutti gli altri.

La seconda è la coppia mica e CI 77891: sono pigmenti. Il CI 77891 è il biossido di titanio, il bianco più coprente che esista in cosmetica; la mica è un minerale perlescente. Nel gel non ci sono per sbiancare, ci sono per apparire bianchi. Una parte dell’effetto che si nota subito, alzandosi dalla poltrona con il sorriso che sembra più luminoso, è un velo di pigmento chiaro depositato sul dente. Se ne va con lo spazzolino. Non è una truffa, è cosmetica, ed è esattamente il tipo di dettaglio che nessuna pagina di vendita spiega.

La domanda che devi fare prima di ordinare

Nell’Unione Europea la regola sui prodotti sbiancanti è netta. Quelli venduti direttamente al consumatore possono contenere al massimo lo 0,1% di perossido di idrogeno, incluso quello rilasciato da altri composti (ed è il caso del percarbonato di sodio). Le concentrazioni superiori, fra lo 0,1% e il 6%, sono riservate ai dentisti: è il professionista che valuta lo stato dei denti, esegue la prima applicazione e, se serve, consegna il prodotto al paziente. Oltre il 6% non si può usare per lo sbiancamento estetico e basta.

Sulle immagini della confezione di Extrabianco la percentuale non compare. La scheda del venditore parla genericamente di “percentuali di perossido basse”. Prima di ordinare, chiedi il numero. Se il gel sta entro lo 0,1% sei nella legalità e in una zona di sicurezza ragionevole, con la conseguenza (onesta) che l’effetto sarà lento e moderato. Se il numero è più alto, stai comprando senza prescrizione un prodotto che la legge riserva a chi ti ha guardato in bocca prima, e i rischi non sono teorici.

La luce LED: scenografia, non chimica

Va detto senza giri di parole, perché è il cuore del marketing di questi kit. La luce azzurra non ha un’efficacia dimostrata. Le revisioni degli studi sui sistemi sbiancanti attivati dalla luce non trovano un vantaggio consistente rispetto al solo gel: a sbiancare è il perossido, la luce al massimo scalda un po’ la superficie. Il LED nel bite serve a rendere il gesto simile a un trattamento, a scandire i quindici minuti e, diciamolo, a fare dei bei video.

Questo non rende il kit inutile, rende inutile la luce. È una distinzione che conviene tenere a mente anche quando si confrontano i prezzi: si sta comprando un gel, con un cronometro luminoso intorno.

Cosa può fare, e su quali denti

Le macchie dei denti non sono tutte uguali. Quelle estrinseche stanno sulla superficie dello smalto e vengono da quello che passa in bocca ogni giorno: caffè, tè, vino rosso, fumo. Sono il terreno naturale di un gel sbiancante, e sono la ragione per cui una parte delle persone che prova questi kit vede qualcosa. Il colore intrinseco del dente, invece, è quello con cui sei nato o quello che deriva da farmaci, traumi o invecchiamento: sta più in profondità, e un gel a bassa concentrazione lo tocca poco o nulla.

Traduzione pratica: se sei un fumatore che beve tre caffè al giorno e i denti si sono ingialliti negli anni, un miglioramento graduale nell’arco dei dieci trattamenti è plausibile. Se i tuoi denti sono semplicemente di un bianco poco brillante per costituzione, aspettati poco. E in nessun caso aspettati i denti delle fotografie promozionali: quelle sono ritoccate, e il confronto prima-dopo dei banner non è una prova di nulla.

Quando non va usato

Questa è la parte che evita i danni, ed è breve.

Non va usato se hai carie in corso, otturazioni, corone o faccette sui denti anteriori. Il gel non schiarisce i materiali da restauro: composito, resina e ceramica restano del colore di prima. Il risultato è una dentatura a chiazze, con i denti naturali più chiari dei restauri, e il rimedio costa più del kit.

Non va usato se hai gengive infiammate, ritirate o sanguinanti: il perossido irrita, e su una gengiva già sofferente il fastidio è quasi certo.

Non va usato se hai lo smalto già danneggiato o eroso (reflusso, bruxismo, spazzolamento troppo energico). Su uno smalto assottigliato un trattamento sbiancante può peggiorare la situazione.

Se durante il trattamento senti fitte al freddo o al caldo, o le gengive bruciano, sospendi. La sensibilità di solito passa in qualche giorno; insistere non accelera nulla.

Vale la pena dirlo una volta e passare oltre: lo sbiancamento fatto bene si fa dal dentista, che prima guarda i denti e poi decide. Costa di più perché comprende quella valutazione, che è la parte che qui manca.

Come usarlo, se decidi di usarlo

Lava i denti prima, ma non subito prima: lo spazzolamento aggressivo apre la strada al gel su una gengiva già stimolata. Dosa poco gel, perché quello che deborda dal bite finisce sulle gengive e non serve a nulla. Rispetta i quindici minuti senza allungarli, e non fare più di un trattamento al giorno. Nell’ora successiva evita caffè, tè e vino rosso: il dente appena trattato è più recettivo alle macchie, non meno. E dopo il ciclo di dieci trattamenti, fermati.

Conviene comprarlo?

Il voto è 6. È un voto che dice “funziona nei limiti in cui può funzionare, e i limiti sono parecchi”.

Extrabianco è un kit cosmetico, non un trattamento. Su denti sani, ingialliti da anni di caffè e sigarette, può regalare un miglioramento graduale e visibile a un prezzo che non ha confronto con lo studio dentistico, ed è per questo che tanta gente lo compra e non si pente. Ma la luce LED che riempie i video non serve, l’effetto immediato è in parte pigmento, la percentuale di perossido va chiesta prima di ordinare, e chi ha otturazioni, corone, faccette, carie o gengive infiammate deve semplicemente lasciarlo stare.

Se ti riconosci nella prima descrizione, il pagamento alla consegna ti permette di riceverlo senza anticipare nulla e di guardarti in bocca allo specchio prima ancora di aprire il gel, che è il controllo più importante di tutti.

Il prodotto da vicino

Cosa aspettarsi davvero

6,0/10il voto della redazione

Quello che convince

  • Quindici minuti davanti al telefono, mentre guardi una serie: non chiede di cambiare le abitudini della sera né di prendere appuntamenti
  • Il bite si tiene in bocca senza fastidio e il gel ha un sapore mentolato leggero, non aggressivo
  • Sulle macchie da caffè, tè e sigaretta la differenza comincia a vedersi dopo qualche trattamento, ed è un miglioramento reale
  • Costa una frazione di una seduta professionale, e questo è il vero motivo per cui la maggior parte delle persone lo prova

Da sapere prima di ordinare

  • La luce LED è scenografica: a lavorare è il gel, e nessuno studio serio dimostra che la luce di questi kit acceleri lo sbiancamento
  • Nel gel ci sono pigmenti bianchi (mica e biossido di titanio): l'effetto immediato è in parte ottico e se ne va con il primo spazzolino
  • Su otturazioni, corone e faccette il gel non agisce: i denti naturali intorno si schiariscono e il risultato viene a chiazze

Il consiglio:Prima di ordinare chiedi al venditore la percentuale di perossido. In Europa al consumatore si può vendere solo fino allo 0,1%: oltre quella soglia lo sbiancamento è competenza del dentista.

Pro e contro

Pro

  • Sulle macchie da caffè, tè e fumo un miglioramento graduale è realistico: è il tipo di ingiallimento superficiale su cui un gel sbiancante può effettivamente agire
  • Quindici minuti a seduta, davanti al telefono: si incastra nella sera senza appuntamenti da prendere e senza permessi da chiedere al lavoro
  • Fino a dieci trattamenti nel kit, a una frazione di quello che costa una seduta di sbiancamento professionale
  • Il bite si alimenta dal telefono o dal PC con Lightning, USB o micro USB: nessuna batteria da caricare e niente caricatore in più da portarsi dietro

Contro

  • La percentuale di perossido non è dichiarata sulla confezione: conviene chiederla al venditore prima di ordinare, perché i prodotti da banco restano entro lo 0,1% e sopra quella soglia lo sbiancamento è riservato al dentista
  • Possono comparire sensibilità dentale e gengive un po' irritate: in quel caso si sospende, si diradano le sedute e si riprende dopo qualche giorno

Domande frequenti

Quanto perossido contiene il gel Extrabianco?

Sulle foto della confezione la percentuale non compare, e questo è il primo dato da chiedere al venditore prima di ordinare. Nell'Unione Europea i prodotti sbiancanti venduti direttamente al consumatore possono contenere al massimo lo 0,1% di perossido di idrogeno (o di perossido rilasciato da altre sostanze). Le concentrazioni superiori, fra lo 0,1% e il 6%, sono riservate all'uso professionale: le applica o le consegna il dentista, dopo aver visitato il paziente. La differenza non è burocratica. Una percentuale entro il limite di legge è più delicata e lavora lentamente; una percentuale superiore sbianca di più ma non dovrebbe finire in un kit venduto online, perché nessuno ha guardato la tua bocca prima.

La luce LED serve davvero a sbiancare?

No, o comunque non c'è una dimostrazione seria che serva. A sbiancare è il gel, attraverso il perossido che libera; le revisioni degli studi sui dispositivi luminosi non hanno trovato un beneficio consistente della luce sul risultato finale. La luce azzurra del bite è soprattutto scenografia: fa un bell'effetto nei video, rende l'operazione più simile a un trattamento e aiuta a rispettare i quindici minuti, ma non è lei a fare il lavoro. Se il gel non è efficace, la luce non lo rende tale.

Posso usarlo se ho otturazioni, corone o faccette?

No, ed è la controindicazione che manda a monte più risultati. Il gel agisce sullo smalto dei denti naturali, non sui materiali da restauro: composito, ceramica e resina non sbiancano. Se i denti anteriori hanno otturazioni visibili, corone o faccette, i denti naturali intorno si schiariscono e i restauri restano del colore di prima, con l'effetto di una dentatura a chiazze che prima non si notava. Lo stesso vale per chi ha carie in corso o gengive infiammate: il perossido penetra dove non dovrebbe e il fastidio è garantito.

Fa male ai denti?

I rischi ci sono e sono noti. I due più frequenti sono la sensibilità dentale (fitte al freddo e al caldo, di solito transitorie) e l'irritazione delle gengive nei punti in cui il gel deborda dal bite. Su uno smalto già assottigliato o eroso, per esempio da reflusso, bruxismo o spazzolamento troppo aggressivo, un trattamento sbiancante può peggiorare la situazione anziché migliorarla. Non è un prodotto da usare tutti i giorni per mesi, e non è un prodotto per chi ha già problemi ai denti: in quel caso la strada è il dentista, non un kit.

In quanto tempo si vedono i risultati?

Non in quindici minuti, checché ne dica la pubblicità. Con un gel a concentrazione bassa il miglioramento è graduale e si costruisce nell'arco dei dieci trattamenti previsti dal kit, con macchie superficiali che si attenuano progressivamente. L'effetto "denti subito più bianchi" che si nota alzandosi dalla sedia è in buona parte ottico: nel gel ci sono pigmenti bianchi (mica e biossido di titanio) che restano sulla superficie del dente e vanno via con il primo spazzolino. Quello vero, se arriva, arriva dopo.

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