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Benessere

Aloe da bere: cosa è cambiato con il divieto del 2021

L'aloe da bere è vietata? Cosa ha vietato l'UE dal 2021, la differenza tra gel e lattice, gli idrossiantracenici e come leggere l'etichetta oggi.

di Redazione VistoSuiSocial ·

Aloe Vera Pura

C’è un fatto che pochi conoscono: dal 2021 l’Unione europea ha vietato negli alimenti gli idrossiantracenici, i composti presenti nel lattice dell’aloe e in alcune altre piante, per un problema di sicurezza: è il Regolamento (UE) 2021/468, applicato dall’8 aprile 2021. I prodotti a base di gel di aloe restano invece legali. Ed è per questo che la differenza tra “gel” e succo “integrale” oggi è tutto: non è una sfumatura da appassionati, è la linea tra ciò che si può vendere e ciò che no.

Cosa è stato vietato esattamente

Il divieto non riguarda l’aloe in quanto pianta, ma una specifica categoria di sostanze che alcune sue parti contengono: gli idrossiantracenici. Sono i composti responsabili dell’azione lassativa dell’aloe, e il provvedimento europeo ne ha vietato l’uso negli alimenti: aloe-emodina, emodina, dantrone e le preparazioni a base di foglie di aloe che li contengono. Tutto ciò che ne contiene in quantità significativa, cioè i preparati che sfruttano il lattice, è finito fuori legge come alimento.

Cosa non è stato vietato: il gel di aloe, cioè la parte interna e trasparente della foglia, che non contiene quelle sostanze in quantità rilevante. I prodotti costruiti sul gel purificato restano leciti. Il punto pratico, quindi, non è “l’aloe fa male” o “l’aloe è vietata”, ma capire quale parte della pianta hai nel bicchiere. È una distinzione che l’etichetta permette di fare, se sai cosa cercare.

Per te che compri, la conseguenza è concreta. Un “succo di aloe integrale” che punta sull’effetto lassativo o “che pulisce l’intestino” sta giocando su un terreno che le regole hanno ristretto, e se lo trovi in vendita conviene chiedersi da dove arriva e a quali norme risponde. Un integratore che usa gel di aloe purificato, dichiara la quantità di estratto e non promette di “purgare”, è invece nel perimetro consentito. La parola “aloe” sull’etichetta, da sola, non ti dice niente: te lo dice quale parte della pianta è stata usata e a che scopo.

Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere di un medico o di un farmacista.

Gel e lattice: due cose diverse nella stessa foglia

Nella foglia dell’aloe convivono due materiali molto diversi. Il gel è la polpa interna, trasparente e ricca d’acqua, quella che da secoli si usa sulla pelle come lenitivo. Il lattice è invece lo strato giallastro appena sotto la buccia, ed è lì che si concentrano i derivati antrachinonici, l’aloina in primo luogo, con la loro marcata azione lassativa.

Sono due parti della stessa pianta, ma per l’uso interno fanno tutta la differenza. Un estratto ricavato dal gel, ben purificato, è una cosa. Un “succo integrale” che trascina con sé il lattice è un’altra, e proprio quel lattice è il motivo delle limitazioni. Per questo gli estratti destinati agli integratori devono essere purificati, in modo da ridurre il contenuto di quelle sostanze, e l’uso prolungato di derivati dell’aloe per via interna è comunque sconsigliato. L’aloe per bocca non è una tisana qualsiasi: va trattata con rispetto.

Perché il divieto

Il divieto nasce da una valutazione di sicurezza, non da una moda salutista. Le autorità europee hanno esaminato gli idrossiantracenici e hanno concluso che sollevano preoccupazioni tali da non poterne stabilire una dose sicura negli alimenti, motivo per cui si è scelto di vietarli anziché limitarli. Il parere dell’EFSA li aveva giudicati genotossici, e per una sostanza genotossica non si riesce a fissare una soglia di assunzione considerata priva di rischi. Quando per una sostanza non si riesce a fissare una soglia considerata sicura, la strada del divieto diventa quella più coerente.

È un ribaltamento interessante rispetto alla percezione comune. L’aloe è vista come un rimedio dolce, naturale, quasi innocuo, e per il gel sulla pelle questa immagine regge. Per il lattice per via interna, no: “naturale” non è mai stato sinonimo di “sicuro a qualsiasi dose”, e questa vicenda lo mostra bene. Il fatto che una pianta sia antica e popolare non la esenta dalle stesse verifiche a cui si sottopone qualunque altra sostanza che finisce nel corpo.

Come si legge l’etichetta di un prodotto all’aloe oggi

Davanti a un prodotto all’aloe, la prima cosa da verificare è che parli di gel o di estratto purificato, non di lattice o di foglia intera. Un integratore in regola oggi lavora sul gel, dichiara l’estratto e le sue quantità, e non promette effetti lassativi, che sarebbero il segno della presenza proprio di ciò che è stato vietato. Se un prodotto punta ancora sull’effetto “che pulisce” o “che purga”, è il momento di diffidare.

Il prodotto all’aloe che abbiamo provato, per esempio, è una compressa di aloe e tè verde con indicazioni sobrie, drenaggio dei liquidi e azione antiossidante, e una dose di una compressa al giorno da non superare. Lo abbiamo valutato 5,8: un prodotto lineare, con avvertenze che ne restringono il pubblico più di quanto i video lascino pensare, per esempio il tè verde da evitare in gravidanza e allattamento. Il metodo per leggere questo tipo di etichetta, ingrediente per ingrediente, è lo stesso che spieghiamo nella guida ai claim EFSA degli integratori: quantità dichiarate, indicazioni prudenti, avvertenze lette per prime.

Le altre piante coinvolte

L’aloe non è l’unica pianta toccata dal ragionamento sugli idrossiantracenici. Gli stessi composti, o composti simili della stessa famiglia, si trovano in altre piante usate tradizionalmente come lassativi, tra cui senna, rabarbaro e cascara: lo stesso regolamento le ha poste sotto controllo dell’Unione, senza però vietarle come è avvenuto per l’aloe. È utile saperlo perché ci si può imbattere in questi nomi anche in prodotti che non nominano l’aloe.

La regola di fondo resta la stessa per tutte. Una pianta con azione lassativa marcata per via interna non è un integratore “detox” da prendere alla leggera per settimane: è una sostanza attiva, con effetti reali e con limiti d’uso, e l’uso prolungato senza controllo è proprio ciò che le valutazioni di sicurezza sconsigliano. Chi ha disturbi intestinali, patologie del fegato, o assume farmaci in modo continuativo, prima di cominciare qualsiasi prodotto di questo tipo ha un solo interlocutore corretto, ed è il proprio medico.

Domande frequenti

L’aloe da bere è vietata?

No, non tutta. Quello che è stato vietato negli alimenti sono gli idrossiantracenici, i composti del lattice di aloe responsabili dell’effetto lassativo, per effetto del Regolamento (UE) 2021/468. I prodotti a base di gel di aloe purificato restano legali. La distinzione è tra il succo “integrale”, che trascina il lattice, e l’estratto di gel depurato: il primo è il problema, il secondo no.

Il gel di aloe è sicuro?

Il gel, la polpa interna trasparente della foglia, non contiene gli idrossiantracenici in quantità rilevante, ed è la parte che da sempre si usa sulla pelle senza problemi particolari. Per uso interno, un estratto di gel ben purificato e a dose controllata è un’altra cosa rispetto al lattice. Resta valida la prudenza generale: dose indicata, niente uso prolungato in autonomia, e il medico se assumi farmaci o hai patologie.

Perché l’aloe era usata come lassativo?

Per via del lattice, lo strato giallastro appena sotto la buccia, ricco di derivati antrachinonici come l’aloina. Queste sostanze hanno un’azione lassativa marcata, ed è proprio quella la ragione per cui l’aloe “da purga” è stata usata per tradizione. È anche la ragione del divieto: l’effetto che la rendeva popolare è legato ai composti giudicati non sicuri come ingredienti alimentari.

Come capisco se un prodotto è conforme?

Guarda che l’etichetta parli di gel o di estratto purificato, dichiari le quantità e non prometta effetti lassativi o “depurativi” spinti. Un prodotto venduto in Italia, con etichetta in italiano e avvertenze secondo le nostre norme, offre più garanzie di un succo comprato da un sito estero, dove possono circolare formulazioni non conformi alle regole europee. Nel dubbio, un farmacista può leggere l’etichetta con te.

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