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Benessere

Come leggere le etichette di integratori e cosmetici

Leggere l'etichetta di un integratore o l'INCI di un cosmetico in pochi minuti: claim EFSA, ordine degli ingredienti e le parole che sembrano promesse.

di Redazione VistoSuiSocial ·

Bluebull

L’etichetta dice quasi sempre meno della pubblicità, ed è proprio per questo che conviene leggerla. Un integratore o un cosmetico può scrivere sulla confezione solo quello che la legge gli consente, mentre il video promette molto di più. Impari a leggere quattro righe e smetti di comprare aspettative. Prendiamo due etichette vere del nostro catalogo e leggiamole insieme.

Integratori: le 4 righe che contano

In un’etichetta di integratore sono quattro le righe da guardare, e nell’ordine giusto: gli ingredienti, il dosaggio per dose, le indicazioni, le avvertenze. Il resto è contorno. Se guardi solo il nome e la foto sulla scatola, hai visto la parte che il produttore vuole farti vedere. Le quattro righe sono dove sta l’informazione vera.

Gli ingredienti, prima cosa, con le quantità. Un elenco di piante senza milligrammi accanto non dice niente: cento estratti a dosaggio simbolico valgono meno di uno solo a dose sensata. Guarda se accanto al nome c’è un numero, e se l’estratto è titolato, cioè se è dichiarata la percentuale del principio attivo di riferimento. Il dosaggio per dose ti dice quanto ne assumi davvero al giorno, ed è il dato che rende confrontabili due prodotti. Le indicazioni sono cosa il prodotto può dichiarare di fare. Le avvertenze, quelle che quasi nessuno legge, sono la parte più informativa: è lì che scopri se il prodotto è adatto a te.

Un modo semplice per ricordarlo: l’etichetta di un integratore risponde a tre domande, in quest’ordine. Cosa c’è dentro e quanto. Cosa dice di fare, con quali parole. A chi non è adatto. Se ti fai queste tre domande davanti alla confezione, e le risposte le cerchi lì invece che nel video, hai già filtrato la maggior parte delle promesse gonfiate. Il video parla alla pancia, l’etichetta parla alla testa. Nel dubbio ha ragione l’etichetta.

Cos’è un claim autorizzato EFSA in parole semplici

Un claim autorizzato è un’affermazione sugli effetti di un ingrediente che è stata valutata scientificamente e inserita in un registro pubblico europeo: solo quelle si possono scrivere. L’EFSA è l’autorità europea per la sicurezza alimentare, e il suo elenco di indicazioni consentite è molto più corto di quanto la pubblicità lasci pensare. Se un effetto non è in quel registro, sull’etichetta non può comparire. Punto.

La forma di questi claim è sempre prudente, e vale la pena riconoscerla. «Lo zinco contribuisce al mantenimento dei normali livelli di testosterone nel sangue» è un claim autorizzato: nota i tre pezzi, il verbo cauto («contribuisce»), l’azione limitata («mantenimento», non aumento) e il riferimento alla normalità («normali»). Un integratore, dal punto di vista legale, si limita a una notifica al Ministero della Salute e non cura nulla; un farmaco ha un’autorizzazione all’immissione in commercio e un’indicazione terapeutica. È una differenza enorme, e la si legge proprio nel modo in cui è scritta la frase.

Un errore da evitare: pensare che un claim autorizzato sia una garanzia di risultato per te. Dire che «lo zinco contribuisce al mantenimento dei normali livelli di testosterone» non significa che quel prodotto ti alzerà il testosterone. Significa che, in un organismo che funziona, lo zinco serve a quella funzione, e che integrarlo ha senso se ne sei carente. Se non lo sei, stai assumendo qualcosa di cui il corpo ha già abbastanza. Il claim descrive il ruolo dell’ingrediente, non l’effetto che avrà sulla tua giornata.

Cosmetici: come si legge l’INCI

L’INCI è la lista degli ingredienti di un cosmetico, scritta con una nomenclatura internazionale uguale in tutta Europa, e la sua regola d’oro è una: gli ingredienti sono elencati in ordine decrescente di quantità. Il primo nome è quello più presente, l’ultimo il meno presente. Per questo, quando in un siero o in una crema il primo posto è occupato da «Aqua», significa semplicemente che l’ingrediente più abbondante è l’acqua, il che è normale e non è un difetto.

I nomi in latino indicano di solito gli estratti vegetali (per esempio «Camellia Sinensis Leaf Extract» è il tè verde), quelli in inglese le sostanze di sintesi o gli attivi. La regola pratica per non perdersi: guarda i primi cinque nomi. Lì c’è il grosso della formula, e se l’attivo che ti interessa (l’acido ialuronico, un peptide, una vitamina) sta in fondo alla lista, dopo una fila di altri ingredienti, vuol dire che ce n’è poco, per quanto la scatola lo sbandieri. Sotto una certa soglia di concentrazione l’ordine può diventare libero, ma per i primi posti la gerarchia è affidabile.

Occhio a un trucco visivo molto comune. Alcuni marchi stampano bene in vista, sul fronte della confezione, il nome di un ingrediente pregiato, e poi nell’INCI lo relegano in fondo alla lista. È perfettamente legale: sul davanti c’è la promessa, sul retro la verità sulle quantità. La regola è sempre quella, e conviene ripetersela. Girare la confezione e leggere il retro costa dieci secondi, e a volte quei dieci secondi ti fanno rimettere il prodotto sullo scaffale.

Le parole legali che sembrano promesse

«Contribuisce a», «aiuta a», «favorisce»: sono formule prudenti imposte dalla legge, non promesse di risultato. Suonano come garanzie e invece sono il contrario: segnalano che l’ingrediente concorre a un processo insieme ad altri fattori, non che produce da solo l’effetto che immagini. «Contribuisce al normale funzionamento del sistema immunitario» non vuol dire «non ti ammali». Vuol dire che quell’ingrediente partecipa a una funzione che il corpo già svolge.

Il gioco, spesso, sta nello scarto tra queste parole misurate sull’etichetta e le promesse sciolte nei video. Sull’etichetta di un drenante leggi «drenaggio dei liquidi corporei»; nel video senti «pancia piatta in una settimana». La prima è una formula tradizionale consentita, la seconda è un’affermazione che nessun integratore può fare, perché un integratore non fa dimagrire e non sostituisce una dieta varia ed equilibrata e uno stile di vita sano. Quando le due cose non coincidono, credi all’etichetta.

Prendiamo due prodotti veri e applichiamo le regole. Il primo è Bluebull, l’integratore a base di zinco. Sull’etichetta la tabella elenca arginina, zinco ed estratti secchi di damiana, maca, muira puama e tribulus, e sotto il nome una sola riga di indicazione: integratore alimentare a base di zinco per il mantenimento dei livelli di testosterone. Leggendo con le nostre regole, la cosa salta subito: l’unico ingrediente a cui è associato un effetto è lo zinco, perché è l’unico che ha un claim autorizzato. Per gli estratti vegetali non esistono indicazioni approvate, quindi l’etichetta non gliene attribuisce nessuna. Sono nella formula, dichiarati, e finisce lì. Se qualcuno ti racconta cosa fanno quelle piante, sta dicendo qualcosa che l’etichetta non dice.

Il secondo è Aloe Vera Pura, l’integratore con aloe e tè verde. Sotto il nome, tre righe: «Con tè verde», «Drenaggio dei liquidi», «Antiossidante». Niente «detox», niente «pancia sgonfia»: quelle parole stanno nei video, non sulla confezione. E qui entra in scena la quarta riga, le avvertenze, che in questo caso non sono burocrazia: il prodotto contiene tè verde, quindi l’etichetta indica di prenderlo a fine pasto e di non assumerlo in gravidanza e allattamento. È l’informazione che decide se il prodotto è adatto a te, ed è scritta dove quasi nessuno guarda.

Lo stesso metodo funziona sui cosmetici. Nel siero ai peptidi Lumina gli attivi cercati sono acido ialuronico e peptidi: leggendo l’INCI vedi dove stanno nella lista e ti fai un’idea di quanto ne contenga davvero, invece di fidarti del nome sulla confezione. Un cosmetico può migliorare l’aspetto della pelle, non cambiarne la struttura, e anche questo si legge nella cautela con cui è scritta l’etichetta.

Prova a farlo la prossima volta che un video ti convince. Metti in pausa, cerca il prodotto, guarda la foto dell’etichetta se c’è, e leggi le tre righe: ingredienti con le quantità, indicazioni, avvertenze. Nella maggior parte dei casi troverai molto meno di quello che il video ti ha appena promesso, ed è esattamente l’informazione che ti serve per decidere con la testa invece che con l’entusiasmo di un attimo.

Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere di un medico o di un farmacista.

Domande frequenti

”Contribuisce al normale…” significa che funziona?

Significa che quell’ingrediente partecipa a una funzione che il corpo già svolge, non che produce da solo un effetto evidente. È una formula prudente, imposta dalla legge europea per i claim autorizzati: «contribuisce» indica un concorso insieme ad altri fattori, «normale» indica che il riferimento è il funzionamento fisiologico, non un potenziamento. Vuol dire supporto a un processo normale, non una cura né una trasformazione.

Gli ingredienti in fondo all’INCI contano?

Contano poco, per una ragione precisa: l’INCI elenca gli ingredienti in ordine decrescente di quantità, quindi ciò che sta in fondo è presente in piccola quantità. Se l’attivo che ti interessa compare dopo una lunga fila di altri nomi, ce n’è poco, per quanto la confezione lo pubblicizzi. Sotto una certa soglia l’ordine può diventare libero, ma per i primi posti della lista la gerarchia è affidabile.

Un integratore può dire che cura qualcosa?

No. Un integratore alimentare, per legge, non cura, non previene e non tratta malattie: quelle sono affermazioni riservate ai farmaci, che hanno un’autorizzazione e un’indicazione terapeutica. Un integratore si limita a una notifica al Ministero della Salute e può riportare solo gli effetti tra i claim autorizzati, formulati in modo prudente. Se una confezione promette di curare un disturbo, o è fuorilegge o quella promessa sta nella pubblicità, non sull’etichetta.

Cosa significa “clinicamente testato”?

Significa meno di quanto sembri. «Clinicamente testato» indica solo che è stato condotto un qualche test, ma non dice su quante persone, con quale metodo, con quali risultati né chi lo ha svolto. Non è un’approvazione ufficiale e non equivale a un’efficacia dimostrata. È una frase di marketing, non un claim autorizzato: da sola non ti dice se il prodotto funziona, e va letta con lo stesso scetticismo di ogni promessa non verificabile.

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