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Kit emergenza auto: cosa è obbligatorio e cosa è sensato

Kit emergenza auto: cosa è davvero obbligatorio per legge in Italia e cosa è solo buonsenso. Gli 8 oggetti utili, l'avviatore e le aggiunte per l'inverno.

di Redazione VistoSuiSocial ·

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Obbligatori per legge in Italia sono solo due oggetti: il triangolo di emergenza e il giubbotto retroriflettente, come stabilisce l’art. 162 del Codice della Strada. Tutto il resto che ti vendono come «kit di sicurezza» è buonsenso, non obbligo, e il buonsenso sta in una scatola da 50-80 euro. In questa guida separiamo con precisione le due cose, perché confonderle è il modo più rapido per farti comprare roba che non ti serve.

Cosa dice la legge italiana

La legge italiana impone due sole cose a bordo di un’auto: il triangolo e il giubbotto ad alta visibilità. Il triangolo va posizionato dietro l’auto ferma per segnalarla agli altri, a distanza di sicurezza. Il giubbotto va indossato prima di scendere sulla carreggiata, ed è per questo che va tenuto nell’abitacolo e non nel bagagliaio: se ti fermi in corsia d’emergenza, devi averlo addosso prima di aprire la portiera, non dopo aver fatto il giro dell’auto tra i camion.

La sanzione per chi ne è sprovvisto, o non li usa quando serve, è una multa prevista dallo stesso art. 162 del Codice della Strada. Ma il punto non è la multa, è che questi due oggetti ti rendono visibile in un momento in cui essere invisibili è pericoloso. Tutto ciò che viene dopo (kit di attrezzi, cavi, torce, coperte) è consigliato e sensato, ma non è imposto da nessuna norma. Chi te lo vende dicendo «è obbligatorio» ti sta dicendo una cosa falsa per venderti di più.

Il kit sensato: 8 oggetti in ordine di utilità

Il kit sensato costa poco e sta in una scatola nel bagagliaio. Questi sono gli otto oggetti che contano davvero, dal più utile al meno:

  • Una torcia affidabile, con le pile cariche o ricaricabile, per il buio e per guardare sotto il cofano
  • Un giubbotto extra e un triangolo di riserva, perché quelli di serie a volte si dimenticano fuori
  • Un kit di primo soccorso: cerotti, garze, disinfettante, guanti, una benda elastica
  • Un cavo per l’avviamento, o un avviatore portatile a batteria
  • Una bottiglia d’acqua e qualche barretta, per l’attesa lunga sul ciglio della strada
  • Un multiuso o un piccolo set di attrezzi, per le strette che capitano
  • Una coperta termica, quella d’alluminio che pesa niente e occupa un fazzoletto
  • Guanti da lavoro e qualche panno, per non toccare a mani nude una gomma sporca

Molti di questi oggetti si trovano già assemblati. Abbiamo verificato un kit da lasciare in auto che ha preso 6,8: torcia con zoom, coltellino multiuso, borraccia e tappetino sono i pezzi che si usano davvero, e il valore vero è averli già pronti in una sacca invece di rovistare nei cassetti quando serve. Con un difetto onesto, che è anche il motivo del voto: dentro non ci sono il primo soccorso e l’accendifuoco, le due integrazioni da fare a parte. È lo stesso ragionamento della guida agli accessori auto utili: un kit vale per quello che usi, non per il numero di pezzi in confezione.

Avviatore d’emergenza: quando serve davvero

L’avviatore serve quando la batteria è scarica e non c’è nessuno con i cavi a darti una mano. È un pacco di batterie portatile, grande come un libro, che collegato ai morsetti dà lo spunto necessario ad avviare il motore senza bisogno di un’altra auto. È l’evoluzione dei vecchi cavi, con un vantaggio enorme: non ti serve un secondo veicolo, e quindi funziona anche in un parcheggio deserto alle sei del mattino.

Quando serve davvero è in tre casi. Se lasci spesso l’auto ferma per settimane, se hai un’auto con qualche anno e la batteria non è più giovane, o se vivi in una zona fredda, dove il freddo mette la batteria alla prova. Le capacità tipiche di questi apparecchi vanno da qualche migliaio di mAh a valori più alti, con correnti di spunto di diverse centinaia di ampere, e il dato che conta è proprio la corrente di spunto, non i mAh: è quella che decide se avvia un diesel di grossa cilindrata o solo un’utilitaria a benzina. Se ne consideri uno, guarda quel numero e confrontalo con la tua auto. Chi fa pochi chilometri e ha una batteria vecchia lo userà più di quanto pensi.

Inverno: le 3 aggiunte stagionali

D’inverno il kit va integrato con tre cose, e sono le stesse che d’estate lasci a casa. La prima è un raschietto per il ghiaccio con lo spray sbrinante, banale finché non ti serve alle sette del mattino con il parabrezza una lastra. La seconda è una coperta pesante, vera, oltre a quella termica: se resti bloccato in coda sotto la neve per ore con il motore spento, è la differenza tra un’attesa scomoda e una brutta esperienza.

La terza dipende da dove guidi. In molte zone e su molte strade, nel periodo invernale, servono le catene da neve a bordo o gli pneumatici invernali: non è un obbligo nazionale unico, ma un obbligo che scatta per ordinanza dell’ente proprietario della strada su singole tratte e in certi periodi, segnalato dai cartelli. Chi viaggia verso la montagna a dicembre deve informarsi sulla tratta specifica, perché la sanzione e il fermo dell’auto sono concreti, e restare bloccati a valle di un divieto è il modo peggiore di iniziare le vacanze.

Cosa non serve (e viene venduto lo stesso)

Non serve la metà di quello che riempie i «kit auto 30 pezzi» in offerta. Dentro quelle scatole ci sono due o tre cose utili e una collezione di riempitivi: chiavi inglesi che non useresti mai, fascette, un martelletto frangivetro di plastica dubbia, un repellente elettronico. Su quest’ultimo vale la pena essere chiari, perché lo si trova anche nei kit di sopravvivenza: i dispositivi a ultrasuoni contro le zanzare non hanno un’efficacia dimostrata, gli studi disponibili non l’hanno trovata, e in un kit fanno volume ma non lavoro.

L’opinione netta, dopo aver aperto parecchie di queste scatole: meglio comporsi il kit da soli con sei o sette oggetti scelti, che comprare il bundle da trenta pezzi dove paghi anche i ventitré inutili. Un limite di questo approccio va ammesso, per onestà: costruirsi il kit richiede di pensarci una volta, mentre il bundle lo compri e lo dimentichi. Ma è mezz’ora spesa bene, e la scatola che ne esce ti serve davvero il giorno in cui la apri.

Domande frequenti

Il kit di pronto soccorso è obbligatorio in Italia?

No. In Italia la cassetta di primo soccorso non è obbligatoria a bordo di un’auto privata, a differenza di quanto accade in Austria e in Germania, dove è richiesta per legge. Averla comunque è una delle scelte più sensate che tu possa fare, perché costa poco e conta molto: è la prima cosa da aggiungere a qualsiasi kit auto. Ma resta un consiglio, non un obbligo.

Quanto dura la carica di un avviatore?

Un avviatore portatile carico mantiene la carica per settimane o mesi da fermo, ma va ricontrollato ogni tanto perché si scarica lentamente da solo. Sul singolo avviamento fornisce lo spunto in pochi secondi, e con una carica piena in genere garantisce più avviamenti consecutivi. Il consiglio pratico è ricaricarlo un paio di volte l’anno anche se non lo usi, così è pronto quando serve.

Le catene sono obbligatorie?

Dipende da dove e quando guidi. Non esiste un obbligo nazionale unico e sempre valido: l’obbligo di avere catene a bordo o pneumatici invernali scatta per ordinanza, su singole strade e in determinati periodi dell’anno, ed è segnalato da appositi cartelli. Chi viaggia in zone di montagna in inverno deve verificare la tratta specifica, perché la sanzione e il fermo dell’auto sono reali.

Cosa serve per viaggiare all’estero in auto?

Cambia da Paese a Paese, e va verificato prima di partire. Alcuni Stati vicini rendono obbligatori oggetti che in Italia non lo sono, come la cassetta di primo soccorso o un giubbotto retroriflettente per ciascun occupante. Altri chiedono il contrassegno di nazionalità o dotazioni specifiche. Prima di un viaggio all’estero conviene controllare le regole del Paese di destinazione e di quelli che attraversi, per non rischiare sanzioni al confine.

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