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Kit di emergenza domestico: cosa serve davvero secondo la Protezione Civile

Cosa mettere nel kit di emergenza domestico secondo la Protezione Civile: acqua, torcia, radio e cibo, tradotti in una spesa concreta.

di Redazione VistoSuiSocial ·

SurvivalX

La lista non devi inventarla, esiste già. La Protezione Civile pubblica le indicazioni su cosa tenere in casa per affrontare un’emergenza, da un blackout lungo a un’alluvione. Il problema è che quelle indicazioni restano un elenco astratto finché qualcuno non le traduce in una spesa concreta. Questo articolo fa proprio quello, con cifre e senza allarmismo.

Cosa raccomanda la Protezione Civile

Un kit essenziale che permetta a una famiglia di cavarsela in autonomia per qualche giorno, tenuto pronto in un unico posto. Le indicazioni ufficiali ruotano attorno a poche categorie: acqua e cibo non deperibile, una torcia con pile di scorta, una radio a batterie, i farmaci d’uso quotidiano, copie dei documenti importanti e un minimo di primo soccorso. La logica non è quella del sopravvivenza estrema, è quella della ruota di scorta: un oggetto che tieni sperando di non usarlo mai.

Ci sono poi due voci che tutti dimenticano perché non sono oggetti da comprare. La prima sono i documenti: una busta con le copie di carta d’identità, tessera sanitaria e codice fiscale di ogni componente della famiglia, più i numeri di telefono utili scritti su carta, perché in un’emergenza la rubrica del telefono scarico non ti serve a niente. La seconda sono i farmaci d’uso quotidiano: chi prende una terapia fissa deve avere una scorta di qualche giorno dentro il kit, con le scatole e i foglietti, non le pillole sfuse in un sacchetto.

Il riferimento a cui guardare è l’elenco ufficiale del kit di emergenza pubblicato dalla Protezione Civile, che vale la pena consultare direttamente perché è la fonte, e perché le indicazioni possono aggiornarsi. Vale anche la pena leggere la parte sul piano di famiglia: sapere in anticipo dove ci si ritrova se si è fuori casa, chi chiama chi e dove sono la valvola del gas e l’interruttore generale è preparazione che non costa niente e conta quanto la scatola. Quello che segue è il modo di rendere operativo l’elenco senza spendere una fortuna e senza riempire un armadio di roba che non userai.

Il kit da 50, da 100 e da 200 euro

Tre livelli, a seconda di quanto vuoi essere coperto e di quanto spazio hai. Nessuno dei tre è “quello giusto”: dipende da dove vivi e da cosa temi.

Con una cinquantina di euro metti insieme l’essenziale che manca in quasi tutte le case: una torcia LED decente con pile di riserva, una radio a pile, un powerbank già carico, una scorta d’acqua, qualche scatoletta e una confezione di cerotti e garze. È il minimo che trasforma una serata di blackout da problema a fastidio.

Con un centinaio di euro aggiungi le cose che fanno la differenza quando l’emergenza dura più di poche ore: una radio con ricarica a manovella e ingresso solare, così non dipende dalle pile, un fornellino da campeggio con una bomboletta, una scorta d’acqua più seria, coperte termiche, un kit di primo soccorso vero e un secondo powerbank di grande capacità.

Con circa duecento euro si entra nel campo di chi vive in una zona a rischio concreto, magari soggetta ad alluvioni o a interruzioni frequenti: una stazione di ricarica portatile da qualche centinaio di wattora per tenere acceso il telefono e una lampada per giorni, una scorta d’acqua e cibo per una settimana, e un ricambio di farmaci. Sopra questa cifra si passa dal buonsenso alla passione, ed è un altro discorso.

Quanta acqua e quanto cibo tenere (e come conservarli)

L’acqua è la prima cosa e quella che quasi tutti sottovalutano. La raccomandazione istituzionale è di tenere una scorta di alcuni litri d’acqua per persona al giorno, nella misura indicata dalla Protezione Civile, calcolata su alcuni giorni di autonomia. Il conto pratico è semplice: moltiplica quel valore per le persone di casa e per i giorni che vuoi coprire, e quello è il numero di bottiglie da tenere ferme in un angolo.

L’acqua in bottiglia sigillata dura a lungo, ma non in eterno: va tenuta al buio, lontano da fonti di calore, e ruotata. Il cibo del kit deve essere non deperibile e, soprattutto, roba che mangeresti davvero: legumi e tonno in scatola, gallette, cracker, qualcosa di dolce ad alta energia. La regola d’oro è comprare cose che usi normalmente, così le consumi prima della scadenza e le rimpiazzi, invece di ritrovare tra tre anni una scatoletta gonfia in fondo alla dispensa.

Il trucco che rende sostenibile tutta la faccenda si chiama rotazione: il kit non è un museo, è una piccola scorta viva. Ogni volta che fai la spesa grossa, sposti nel kit le scatolette nuove e porti in cucina quelle che stanno per scadere, che cucini normalmente. Così il contenuto è sempre fresco e non butti niente. Un dettaglio che a molti sfugge riguarda l’apriscatole: se il tuo cibo di scorta è tutto in barattolo, un apriscatole manuale dentro la scatola vale quanto le scatolette, perché a corrente staccata quello elettrico non gira. E una piccola scorta per gli animali di casa, se ne hai, è la voce che nessuna lista ricorda e che il giorno dopo diventa il tuo pensiero fisso.

Ma la scorta serve a poco se non sai dove sono l’apriscatole e le pile giuste. Ed è per questo che il kit va tenuto insieme, non sparso per la casa.

Torce, radio e powerbank: cosa scegliere

Qui la scelta sensata batte quella costosa. Per la torcia va bene una LED a pile stilo comuni, di quelle che trovi ovunque, perché nel momento del bisogno una batteria proprietaria scarica è peggio di niente. Tienine due, e un pacco di pile di scorta nella stessa scatola.

La radio è l’oggetto che sembra vecchio e invece è il più importante di tutti, e qui va detto senza giri di parole: in un blackout esteso la rete cellulare cade nel giro di qualche ora, quando le batterie dei ripetitori si esauriscono, e lo smartphone diventa una torcia costosa. Una radio con ricarica a manovella e pannellino solare capta le comunicazioni ufficiali senza dipendere da nulla. È l’acquisto che tutti rimandano e nessuno rimpiange.

Il powerbank va tenuto carico, il che significa ricordarsi di ricaricarlo ogni tanto, perché si scarica da solo stando fermo. Uno da grande capacità copre due o tre ricariche complete del telefono. Chi vuole andare oltre guarda alle stazioni di ricarica portatili, quelle scatole con la presa da 220 volt che alimentano una lampada, un router o un piccolo elettromedicale per parecchie ore.

Un kit già assemblato può essere un buon punto di partenza per la parte “oggetti”: il kit SurvivalX mette insieme in una sacca torcia con zoom, coltellino multiuso, borraccia e bussola, che sono pezzi sensati. Nato più per l’auto e il campeggio, gli mancano proprio il primo soccorso e la radio, che restano le due cose da aggiungere: la stessa logica di completamento vale per il kit di emergenza in auto, che è un capitolo a parte.

Dove tenere il kit in casa

In un punto solo, noto a tutti quelli che vivono in casa, e raggiungibile al buio. Il valore del kit sta nell’essere già insieme: se la torcia è in un cassetto, le pile in un altro e l’acqua in cantina, nel momento in cui salta la luce non hai un kit, hai una caccia al tesoro.

Il posto giusto è un ripostiglio o un armadio in una zona centrale della casa, non in soffitta e non nel garage staccato. Una borsa robusta o una cassa di plastica con coperchio va benissimo, così se serve la afferri e la porti in un’altra stanza o giù per le scale. Chi vive in zona alluvionale la tiene ai piani alti, non in cantina, per ovvie ragioni. E i documenti importanti, o le loro copie, stanno lì dentro dentro una busta impermeabile.

Ogni quanto va controllato

Due volte l’anno, e il modo per non dimenticarsene è agganciare il controllo a una data che già ricordi. Un kit dimenticato è un kit inutile, e questo è il limite vero di tutta la faccenda: le pile si scaricano da ferme, l’acqua invecchia, i farmaci scadono, il powerbank si svuota. Se non lo apri mai, il giorno del bisogno scopri che metà delle cose non funziona.

Il cambio dell’ora, in primavera e in autunno, è un buon promemoria: già che giri per casa a cambiare gli orologi, apri la cassa e controlli. Pile e powerbank carichi, acqua entro la scadenza, farmaci validi, torcia e radio che si accendono. Dieci minuti, due volte l’anno. È l’unico modo perché quel giorno, se arriva, il kit sia quello che dice di essere.

Domande frequenti

Quanta acqua bisogna tenere in casa?

La Protezione Civile indica una scorta calcolata su alcuni litri d’acqua per persona al giorno per alcuni giorni di autonomia. Il conto pratico è moltiplicare quel valore per il numero di persone e per i giorni da coprire. Tienila in bottiglie sigillate, al buio e lontano dal calore, e ruotala prima della scadenza.

Ogni quanto va rinnovato il kit?

Controllalo due volte l’anno, agganciando l’operazione al cambio dell’ora così non te ne dimentichi. Verifica pile e powerbank carichi, acqua e cibo entro la scadenza, farmaci ancora validi e torcia e radio funzionanti. Sostituisci quello che è scaduto o scarico: un kit mai aperto è un kit che non funziona.

Serve una radio a batterie nel 2026?

Sì, più di quanto sembri. In un blackout esteso la rete cellulare cade dopo qualche ora, quando si scaricano le batterie dei ripetitori, e lo smartphone resta senza connessione. Una radio a pile o a manovella capta le comunicazioni ufficiali senza dipendere dalla corrente né dalla rete dati. È il pezzo che tutti sottovalutano.

Il kit va tenuto in auto o in casa?

Sono due kit diversi con scopi diversi. Quello domestico copre blackout e emergenze in casa, con acqua, cibo, radio e primo soccorso. Quello in auto serve ai guasti e agli imprevisti in viaggio, con torcia, triangolo e giubbotto. Chi può ne tiene uno per ciascuno, perché non sai mai dove ti coglie l’imprevisto.

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