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Gadget e tech

Accessori auto utili davvero: cosa serve e cosa no

Guida agli accessori auto utili davvero: quali usi ogni giorno, quali sono stagionali e quali gadget virali finiscono nel cassetto. Con i nostri voti.

di Redazione VistoSuiSocial ·

CarPlay Auto

Su TikTok girano decine di accessori auto «indispensabili». Meno della metà supera la prova della seconda settimana d’uso. Il resto finisce nel cassetto sotto il bracciolo, insieme ai fazzoletti e alle monetine per il carrello. Questa guida divide gli accessori in tre fasce: quelli che usi ogni giorno, quelli stagionali, quelli che compri per il video e non per l’auto.

Quali accessori auto servono davvero?

Servono davvero quattro categorie, e sono sempre le stesse. La sicurezza obbligatoria per legge. Il controllo della pressione delle gomme. Il raffrescamento dell’abitacolo d’estate. E la pulizia, perché un’auto sporca la usi peggio e la rivendi a meno. Tutto il resto è comodità, e la comodità va giudicata con più severità di quanto facciano i video.

La differenza tra un accessorio utile e un gadget non sta nel prezzo. Sta nella frequenza d’uso. Un oggetto che usi tre volte a settimana per due anni vale i suoi soldi anche se costa poco. Un oggetto bellissimo che tocchi due volte e poi dimentichi non vale niente, nemmeno se te l’hanno regalato. Con questo metro, la lista di quello che compra la gente si sfoltisce parecchio, e il risultato è meno affollato di quanto sembri.

C’è anche una regola di secondo livello, meno intuitiva. Un accessorio che risolve un problema raro ma grave (restare a piedi, non vedere di notte, scottarsi le mani sul volante) vale più di uno che risolve un fastidio frequente ma minuscolo. È il motivo per cui un compressore, che magari usi tre volte l’anno, sta più in alto di un profumatore che vedi ogni giorno. La domanda giusta non è «quanto spesso lo uso», è «quanto mi serve la volta che mi serve».

Accessori per la sicurezza: cosa dice il Codice della Strada

Gli unici accessori davvero obbligatori in Italia sono due: il triangolo di emergenza e il giubbotto retroriflettente, entrambi disciplinati dall’art. 162 del Codice della Strada. Il primo si mette dietro l’auto ferma per segnalarla, il secondo si indossa prima di scendere sulla carreggiata. Tutto il resto che ti vendono come «kit di sicurezza» è buonsenso, non legge.

Questo è il punto che i venditori di gadget confondono volentieri, perché confondere l’obbligo con il consiglio fa comprare di più. La cassetta di primo soccorso, per esempio, in Italia non è obbligatoria a bordo di un’auto privata, mentre in Paesi come l’Austria e la Germania lo è. Se attraversi il confine, la regola cambia con te. Averla comunque è sensato, ma è una scelta tua, non un obbligo.

Il giubbotto va tenuto nell’abitacolo, non nel bagagliaio. Il motivo è ovvio quando ci pensi: se ti fermi in corsia d’emergenza in autostrada, devi indossarlo prima di aprire la portiera, non dopo aver fatto il giro dell’auto sotto i camion. È il dettaglio che quasi nessuno rispetta e che vale più di qualunque gadget.

Un paio di aggiunte restano consigli, non obblighi, ma sono di quelle che pesano il giorno storto. Il martelletto frangivetro con la lama tagliacinture, da tenere a portata di mano nel vano della portiera e non sepolto nel bagagliaio, serve nel caso peggiore: uscire in fretta da un’auto con le portiere bloccate o le cinture inceppate. E una piccola cassetta di primo soccorso, che in Italia non è imposta per le auto private ma diventa obbligatoria appena passi il confine con l’Austria o la Germania. Sono pochi euro e due gesti che speri di non dover mai fare.

Accessori comfort: quali sopravvivono all’uso reale

Sopravvivono quelli che risolvono un fastidio ricorrente, non quelli che aggiungono una funzione in più. Ne circolano parecchi. Quattro reggono alla prova dei mesi.

Il primo è lo schermo CarPlay portatile, che porta navigatore, musica e chiamate in vivavoce su un’auto senza display di serie. Nella nostra verifica ha preso 7: fa quello che promette, ma è un display appoggiato al cruscotto con un cavo in vista, non un’integrazione di fabbrica, e la questione di come l’audio arrivi alle casse va chiarita prima di ordinare. Ne parliamo per esteso nella guida su come aggiungere CarPlay a un’auto vecchia.

Il secondo è il compressore portatile, voto 7. Non è un accessorio scenografico, è di quelli che ti salvano una mattina. Rimette in pressione una gomma bassa nel box e, con gli adattatori, gonfia anche bici e materassini. Sul perché controllare le gomme cambi consumi e frenata abbiamo scritto una guida a parte, su ogni quanto controllare la pressione.

Il terzo è il parasole a soffietto per il parabrezza, voto 7,4. D’estate tiene volante e cruscotto lontani dalle temperature da ustione da contatto, e si stende con una mano sola. Ha un limite dichiarato, le ventose che nelle ore roventi possono mollare, ma è tra i pochi gadget virali che nei nostri test ha mantenuto la promessa del video.

Il quarto è l’aspirapolvere portatile ciclonico, voto 7,4, il più alto di questa lista insieme al parasole. Vive nel bagagliaio e toglie sabbia e briciole dai sedili senza la coda all’autolavaggio a gettoni. Non sostituisce l’aspirapolvere di casa, e chi lo compra pensando il contrario lo abbandona in un mese. Sul metodo completo per pulire l’auto da soli abbiamo scritto una guida a parte, sulla pulizia degli interni fai da te.

Un caso a parte, a metà tra comfort e sicurezza, è il kit da tenere in auto, voto 6,8: torcia con zoom, coltellino multiuso, borraccia e tappetino sono i pezzi che si finisce per usare davvero, e il valore sta nell’averli già pronti in una sacca invece di rovistare nei cassetti quando serve. Non è un accessorio di comodità e non è un obbligo di legge, è la scatola che apri il giorno in cui l’auto ti pianta in asso. Ne parliamo per esteso nella guida al kit di emergenza.

I gadget virali che abbiamo bocciato

I bocciati hanno tutti un tratto in comune: risolvono un problema che non hai o lo risolvono peggio di un oggetto da due euro. Il caso da manuale è il supporto per lo smartphone a ventosa sul parabrezza, quello che nei video sembra la svolta. Nella pratica la ventosa molla al primo caldo, il telefono ti copre un pezzo di strada e ti distrae. Un supporto alla bocchetta dell’aria, che costa una frazione, tiene meglio e sta più basso.

Poi c’è la categoria dei profumatori a clip con la lucina LED, i poggiatesta «massaggianti» che vibrano e basta, i mini frigo da bracciolo che raffreddano di due gradi una lattina in mezz’ora. Sono oggetti nati per il primo piano di quindici secondi, non per l’uso.

C’è anche tutta la famiglia degli organizer che promettono ordine e creano ingombro: i tavolini da agganciare al volante, i ganci appenditutto che sbattono a ogni curva, i maxi-organizer da sedile che diventano un secondo bagagliaio disordinato. Utili in teoria, un fastidio nella pratica di tutti i giorni. E i coprisedili «universali», che universali non sono mai: coprono male, scivolano a ogni salita, e su parecchie auto interferiscono con gli airbag laterali cuciti nel fianco del sedile, che è un motivo di sicurezza serio per lasciarli sullo scaffale.

L’opinione netta, dopo averne comprati e abbandonati parecchi, è una: il criterio più affidabile per capire se un accessorio auto è utile è chiederti se lo compreresti anche senza aver visto il video. Se la risposta è no, è il video che ti serve, non l’oggetto. E il video finisce, l’oggetto resta in un cassetto.

Un limite di questa guida, per onestà: giudichiamo l’uso quotidiano di un automobilista normale, non i casi estremi. Chi fa 50.000 chilometri l’anno per lavoro, o chi ha un’auto d’epoca da tenere impeccabile, ha esigenze diverse e alcuni «gadget» per lui diventano strumenti. Il metro qui è la strada di tutti i giorni.

Quanto spendere per accessorio

Poco, quasi sempre. Attrezzare bene un’auto costa meno di un pieno di gasolio ripetuto qualche volta, a patto di non farsi guidare dai prezzi gonfiati dei bundle «all in one». Queste sono le fasce di mercato indicative, categoria per categoria:

CategoriaFascia indicativa
Kit sicurezza obbligatorio (triangolo + gilet)10-25 €
Compressore portatile25-60 €
Parasole per il parabrezza10-30 €
Aspirabriciole a batteria30-70 €
Schermo CarPlay portatile60-150 €
Kit emergenza completo50-80 €

Sommando l’essenziale (sicurezza, compressore, parasole, aspirabriciole) si sta sotto i 150 euro. Lo schermo CarPlay è la voce che alza il conto, ed è anche l’unica davvero opzionale: ha senso su un’auto senza display, molto meno su una recente. Il resto lo consigliamo a chiunque, perché è la differenza tra un’auto tenuta e una trascurata.

Il consiglio pratico che vale più di tutta la tabella: non comprare il «kit accessori auto 20 pezzi» che trovi in offerta. Dentro ci sono due cose utili e diciotto riempitivi, e paghi lo stesso i diciotto. Meglio quattro oggetti scelti bene.

Domande frequenti

Quali accessori sono obbligatori in auto in Italia?

Solo due: il triangolo di emergenza e il giubbotto retroriflettente ad alta visibilità, entrambi previsti dall’art. 162 del Codice della Strada. Il triangolo segnala l’auto ferma, il giubbotto va indossato prima di scendere sulla carreggiata. La cassetta di primo soccorso, obbligatoria in alcuni Paesi vicini, in Italia non lo è per le auto private. Tutto il resto è consigliato, non imposto.

Gli accessori auto di TikTok sono omologati?

Dipende dall’accessorio, e nella maggior parte dei casi la parola «omologato» non c’entra nulla. Un parasole o un aspirabriciole non hanno bisogno di omologazione. Un dispositivo che si aggancia all’impianto elettrico o modifica luci e segnalazioni sì, e lì conviene diffidare dei prodotti generici senza marchio. Leggi sempre cosa dichiara la scheda, non il video.

Quanto costa attrezzare bene un’auto?

Meno di quanto pensi. L’essenziale (kit sicurezza obbligatorio, compressore portatile, parasole, aspirabriciole a batteria) sta sotto i 150 euro totali, spesso parecchio sotto. La voce che alza il conto è lo schermo CarPlay, dai 60 ai 150 euro, ma è opzionale e ha senso solo su un’auto senza display. Il resto lo consigliamo a chiunque guidi ogni giorno.

Il supporto smartphone al parabrezza è legale?

Il supporto in sé è legale, ma la legge vieta di ostruire la visuale del guidatore. Un telefono piazzato in mezzo al parabrezza, all’altezza degli occhi, può farti prendere una sanzione oltre che nasconderti la strada. La posizione sicura è bassa, sulla console o alla bocchetta dell’aria, dove non copre nulla del campo visivo verso l’esterno.

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