Pressione gomme: ogni quanto controllarla e con cosa
Ogni quanto controllare la pressione delle gomme, dove trovare il valore giusto e perché va misurata a gomme fredde. Con compressore o dal benzinaio.
Una volta al mese, e sempre prima di un viaggio lungo. Questa è la risposta, e va fatta a gomme fredde, cioè con l’auto ferma da qualche ora e prima di metterti in strada. Il resto di questa guida serve a spiegarti dove trovare il valore giusto per la tua auto, perché la temperatura cambia la misura e se ti conviene un compressore in casa o la colonnina del benzinaio.
Ogni quanto va controllata la pressione?
Una volta al mese è la frequenza sensata, più un controllo extra prima di ogni viaggio lungo o con l’auto a pieno carico. Non serve di più e non conviene di meno. Le gomme perdono pressione da sole, anche senza forature: è normale, l’aria filtra attraverso la gomma e cala di qualche centesimo di bar alla settimana. In un mese la perdita diventa misurabile, in tre diventa un problema.
Il motivo per cui quasi nessuno rispetta questa frequenza non è la pigrizia. È che controllare la pressione richiede di andare in un posto apposta, trovare la colonnina libera e funzionante, e avere il tempo. Tre condizioni che raramente capitano insieme. Così il controllo si rimanda, e si viaggia per mesi con gomme mediamente sgonfie senza nemmeno saperlo, perché a occhio una gomma con mezzo bar in meno sembra a posto.
Molte auto dal 2014 in poi hanno un sensore di pressione, il TPMS, che accende una spia sul cruscotto quando una gomma scende troppo. È una comodità, ma non ti dispensa dal controllo con il manometro. La spia si accende solo quando la pressione è già calata parecchio, spesso oltre il venti per cento sotto il valore giusto, cioè quando il danno ai consumi e all’usura è già in corso da un pezzo. Consideralo un allarme di emergenza, non uno strumento di manutenzione: la spia ti dice che hai un problema, non ti aiuta a evitarlo.
Dove trovo la pressione giusta per la mia auto?
Sull’auto, non su internet e non a memoria. Il valore corretto lo decide il costruttore e lo scrive su un’etichetta adesiva, che nella stragrande maggioranza delle auto sta sul montante della portiera lato guida, quello che vedi aprendo lo sportello. Se non è lì, guarda sullo sportello del serbatoio o nel libretto di uso e manutenzione.
Su quell’etichetta trovi due o più valori, perché la pressione giusta non è una sola. Cambia tra asse anteriore e posteriore, e cambia tra auto scarica e auto a pieno carico. Se parti per le ferie con il bagagliaio pieno e quattro persone a bordo, il valore da usare è quello «a pieno carico», che è più alto. Ignorarlo è l’errore che fa la gente proprio quando le gomme lavorano di più.
I valori tipici per un’auto stanno tra 2,0 e 2,5 bar, ma è un ordine di grandezza, non un numero da copiare: usa sempre quello scritto sulla tua etichetta. Un’utilitaria leggera e un SUV carico possono avere richieste molto diverse.
Un valore che quasi nessuno controlla è quello della ruota di scorta. Se hai il ruotino nel bagagliaio, sappi che perde pressione stando fermo per anni, e la beffa è scoprirlo mezzo sgonfio proprio nel momento in cui ti serve, con una gomma già a terra sul ciglio della strada. Il ruotino chiede in genere una pressione più alta delle ruote normali, scritta sul suo fianco. Controllalo un paio di volte l’anno insieme alle altre, così il giorno della foratura è pronto a fare il suo mestiere.
Gomme fredde o calde: perché cambia
La pressione va misurata a gomme fredde perché l’aria calda occupa più spazio e falsa la lettura. Quando guidi, l’attrito riscalda il pneumatico e l’aria dentro si espande: la pressione sale, in genere di circa 0,3 bar dopo qualche chilometro. Se misuri a gomme calde leggi un numero più alto di quello reale, e se ti fidi di quella lettura finisci per togliere aria. Poi le gomme si raffreddano e ti ritrovi sotto pressione.
«Gomme fredde» vuol dire concretamente questo: auto ferma da almeno due o tre ore, oppure che ha percorso meno di due o tre chilometri a bassa velocità. Ecco perché la colonnina del benzinaio a volte inganna: se ci arrivi dopo mezz’ora di superstrada, le gomme sono calde e il valore che imposti è sballato. Il momento migliore per il controllo è la mattina, nel box, prima di partire.
Se ti accorgi di dover per forza controllare a gomme calde, per esempio in viaggio, la regola è una sola: non scendere mai sotto il valore dell’etichetta. La pressione letta a caldo è più alta di quella reale, quindi se ti sembra appena sopra il valore giusto, a freddo sarà sotto. In quel caso lascia stare e rifai la misura vera quando l’auto si è raffreddata. Togliere aria a gomme calde è l’errore che porta a viaggiare sgonfi senza accorgersene.
Compressore portatile o benzinaio?
Per il controllo periodico, meglio un compressore in casa. Per l’emergenza vera, indispensabile. Il benzinaio va bene se la colonnina è libera, funziona, e ci arrivi a gomme ancora fredde: tre «se» che spesso non tornano. Gonfiare al distributore costa in genere poco o nulla, a volte è gratis con il pieno, altrove chiede una moneta da mezzo euro, ma il problema non è mai stato il prezzo. È l’attrito di doverci andare.
Un compressore portatile nel bagagliaio cambia questa aritmetica. Il controllo diventa un gesto di cinque minuti in cortile, e siccome è facile, si fa davvero. Nella nostra verifica ha preso 7: non è una macchina da officina, gonfiare una gomma quasi a terra richiede minuti e non secondi, e tra un pneumatico e l’altro va lasciato raffreddare. Ma imposti il valore, lui si ferma da solo quando lo raggiunge, e la gomma bassa del lunedì mattina smette di essere un dramma. Fa parte della manutenzione essenziale di cui parliamo nella guida agli accessori auto utili.
La misura vera si fa in quattro gesti, sempre gli stessi. Si svita il tappino della valvola e lo si mette in tasca, non sul tetto dell’auto da dove poi rotola via nel tombino. Si preme il manometro o il beccuccio del compressore sulla valvola, dritto e deciso, finché smette di sibilare aria. Si legge il valore, lo si confronta con l’etichetta della portiera, e si aggiunge o si toglie aria fino al numero giusto. Si rimette il tappino. Sono trenta secondi a gomma, e le quattro insieme non arrivano a cinque minuti.
L’errore da non fare con il compressore in casa è il contrario del sottogonfiaggio: gonfiare troppo, per «stare tranquilli». Un pneumatico sovragonfiato appoggia solo con la parte centrale del battistrada, si consuma al centro, ha meno aderenza sul bagnato e rende l’auto più dura su ogni buca. La pressione giusta è quella dell’etichetta, né un decimo in più né uno in meno.
Cosa succede se viaggio con gomme sgonfie
Consumi di più, freni peggio e le gomme durano meno. Nessun allarmismo da incidente: nella maggior parte dei casi non ti succede niente di drammatico, semplicemente spendi soldi senza accorgertene. Anche un sottogonfiaggio modesto aumenta il consumo di carburante di qualche punto percentuale, perché una gomma molle oppone più resistenza al rotolamento e il motore deve spingere di più per la stessa velocità. Su un anno di pieni, sono soldi che se ne vanno per niente.
C’è poi l’usura. Una gomma sgonfia appoggia troppo sui bordi del battistrada, che si consumano prima del centro: la butti mesi in anticipo. E c’è la frenata, che su una gomma sotto pressione è più lunga, in particolare sul bagnato, perché il pneumatico si deforma e il contatto con l’asfalto non è quello per cui è progettato. Non è un rischio da film, è una manciata di metri in più quando ti serve fermarti.
Esiste un caso in cui il sottogonfiaggio smette di essere solo una questione di soldi, ed è l’autostrada. Una gomma molto sgonfia a velocità sostenuta si surriscalda, perché il fianco si flette a ogni giro e l’attrito interno genera calore: su un lungo tratto ad alta velocità, nei casi estremi, è il meccanismo che può portare al distacco del battistrada. Non è lo scenario di tutti i giorni e non serve allarmarsi, ma è la ragione pratica per cui il controllo prima di un viaggio lungo conta più di quello di routine. Prima delle ferie, cinque minuti di manometro valgono l’intero viaggio. Tenere le gomme in ordine, del resto, è la manutenzione più economica che esista.
Domande frequenti
Posso controllare la pressione a gomme calde?
Puoi misurarla, ma la lettura sarà più alta di quella reale, di circa 0,3 bar dopo qualche chilometro. Il rischio è togliere aria fidandoti di quel numero e ritrovarti sotto pressione a gomme fredde. Se proprio devi controllare a caldo, non scendere sotto il valore dell’etichetta: semmai aggiungi mentalmente quei tre decimi e rimanda la misura vera al mattino.
Quanto costa gonfiare le gomme dal benzinaio?
In genere poco o niente. In molti distributori la colonnina dell’aria è gratuita o inclusa con il rifornimento, in altri chiede una moneta da mezzo euro per attivarsi qualche minuto. Il costo non è mai il vero ostacolo: lo sono la colonnina occupata, quella rotta e il fatto di doverci arrivare a gomme ancora fredde, che spesso non capita.
I compressori portatili sono precisi?
Abbastanza per l’uso quotidiano, con qualche decimo di scarto rispetto a uno strumento professionale. È utile confrontare ogni tanto la lettura con il manometro del benzinaio, per sapere in che direzione sbaglia il tuo. La funzione che conta di più non è la precisione al centesimo, ma poter impostare il valore e lasciare che l’apparecchio si fermi da solo quando lo raggiunge.
La pressione cambia in inverno?
Sì, e cala. Con il freddo l’aria si contrae e la pressione scende: un forte abbassamento di temperatura può togliere qualche centesimo di bar da un giorno all’altro, e la spia sul cruscotto si accende senza che ci sia una foratura. Non spaventarti, controlla e rabbocca fino al valore dell’etichetta. In inverno vale la pena aumentare la frequenza dei controlli.
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