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Cucina

Tritatutto elettrico: conviene per il soffritto di ogni giorno?

Il tritatutto elettrico conviene o basta il coltello? Tempi a confronto per il soffritto, il trucco anti-pappetta e cosa trita bene e cosa no.

di Redazione VistoSuiSocial ·

PeelMaster

Per il soffritto di tutti i giorni il tritatutto elettrico vince su due fronti, tempo e lacrime, e perde su altri due, pulizia e controllo della grana. La differenza vera non è nel prodotto, è in quante volte a settimana triti. Se la cipolla la fai ogni sera, si ripaga in fretta. Se cucini di rado, il coltello resta la scelta più sensata. Vediamo i numeri.

Il confronto vero, misurato

Il coltello e il tritatutto vincono in campi diversi, e la tabella lo mette in fila senza filosofia. Una cipolla media a coltello, per una mano normale e non da chef, se ne va in un minuto abbondante di lavoro, più le lacrime. Nel tritatutto PeelMaster la stessa cipolla sparisce in cinque, sei secondi di rotazione, a cui si aggiunge il tempo di montare e poi sciacquare.

Coltello e tagliereTritatutto elettrico
TempoUn minuto abbondante5-6 secondi (più montaggio)
UniformitàDipende dalla manoUniforme, se lavori a impulsi
LacrimeTante, sulla cipollaZero, la ciotola è chiusa
PuliziaSolo lama e tagliereCiotola e lame da sciacquare
Controllo granaTotaleRischia la pappetta

La lettura è semplice: il tritatutto ti compra velocità e occhi asciutti, il coltello ti lascia il controllo assoluto e una pulizia più svelta. Chi cucina ogni giorno pesa di più i primi, chi cucina di rado i secondi.

Il problema della grana: perché rischia la pappetta

Il tritatutto, se lo lasci girare troppo, non trita: frulla, e la cipolla diventa una poltiglia acquosa. È il difetto strutturale di questi apparecchi, perché le lame non si fermano da sole al punto giusto. La tecnica per evitarlo è una sola, e va imparata la prima sera.

Lavora a impulsi brevi, da circa un secondo l’uno, e controlla il risultato a vista attraverso la ciotola trasparente. Dai un impulso, guardi, dai il successivo, guardi di nuovo, e ti fermi appena la grana è quella che vuoi. È il vantaggio nascosto del contenitore trasparente: vedi quando smettere e non ti ritrovi con la purea al posto del battuto. Chi tiene premuto il pulsante per cinque secondi di fila ottiene sempre la pappetta, poi dà la colpa alla macchina.

Cosa trita bene e cosa fa fatica

Con gli ingredienti morbidi e medio-consistenti lavora benissimo: cipolla, aglio, scalogno, sedano e carota per il soffritto, peperoni, zucchine, pomodori, erbe aromatiche, frutta matura. In questi casi bastano pochi impulsi e la grana viene omogenea. Il prezzemolo è il caso limite, e vale la pena saperlo: se è bagnato, tende a impastarsi contro le pareti invece di tritarsi. Asciugalo bene prima, e viene un battuto fine e asciutto.

Con i carichi duri il discorso cambia. Carote crude, parmigiano in pezzi grossi e ghiaccio, il PeelMaster li affronta ma va aiutato: pezzi piccoli, poca quantità per volta, impulsi ancora più brevi. Un motore da 50 watt alimentato a batteria non ha la coppia di un frullatore da banco collegato alla rete, e chi si aspetta di tritare il ghiaccio come in un bar rimarrà deluso. Per il novanta per cento del lavoro quotidiano di una cucina normale, però, basta e avanza.

Con o senza filo: perché il portatile ha senso

Il portatile senza fili ha un vantaggio concreto che scopri quando la presa è dall’altra parte della cucina. Il PeelMaster monta una batteria da 1300 mAh che si ricarica via USB, con lo stesso cavo del telefono, e ogni utilizzo dura pochi secondi, quindi la ricarica diventa un pensiero settimanale, non quotidiano. Lo usi sul piano cottura, sul tavolo apparecchiato, in giardino o in camper, dove il filo non arriverebbe.

C’è anche una trovata pratica che cambia l’uso di ogni giorno, ed è l’espulsione a pulsante. Nei tritatutto classici, a fine lavoro metà del trito resta appiccicato sotto le lame, e per staccarlo o infili le dita fra l’acciaio o rovesci tutto battendo la ciotola. Qui un pulsante spinge fuori il contenuto e lo fa cadere nel tegame, con le mani lontane dalle lame. È la funzione che, alla lunga, fa la differenza fra usarlo e tornare al coltello.

La pulizia: i 90 secondi che decidono se lo userai

La pulizia è il test che boccia la maggior parte dei gadget da cucina, e qui si supera in un minuto e mezzo, a una condizione: farla subito. Separi le parti a contatto con il cibo, le sciacqui sotto l’acqua corrente prima che la cipolla si secchi sulle lame, le lasci sgocciolare. Il corpo motore, che contiene batteria ed elettronica, non va mai immerso: un panno umido e via.

Se aspetti che la polpa si asciughi, la pulizia si allunga e diventa la scusa per non usarlo più. È la regola d’oro di qualsiasi utensile: se pulire costa più del beneficio, il prodotto finisce in fondo a un cassetto entro tre settimane. Novanta secondi fatti subito lo tengono in circolo.

Il coltello resta insostituibile per…

Ci sono lavori in cui il coltello non si tocca, e il tritatutto non deve nemmeno provarci. Il taglio a cubetti regolari, la classica brunoise per un soffritto elegante o per una dadolata di verdure che devono restare intere in cottura, lo fa solo la lama: il tritatutto dà una grana casuale, buona per il soffritto che si scioglie ma non per i pezzi che devono vedersi nel piatto.

Stesso discorso per affettare, per le grandi quantità (una teglia di lasagne per otto vuole due o tre giri di tritatutto, tanto vale il coltello) e per quando vuoi il controllo totale della grana. Il PeelMaster costa 59,90 euro e nel nostro test prende 7,4: non sostituisce un robot da cucina né il coltello, e non deve. Compete con il coltello e il tagliere nei lavori noiosi da una o due porzioni, e lì è centrato. Il giudizio completo è nella recensione, e se lo stai valutando insieme ad altri apparecchi la nostra guida sui piccoli elettrodomestici che valgono i soldi aiuta a decidere.

Domande frequenti

Perché la cipolla nel tritatutto diventa acquosa? Perché la triti troppo a lungo. Le lame non si fermano al punto giusto: se tieni premuto qualche secondo di fila, la cipolla passa da battuto a poltiglia e rilascia acqua. Lavora a impulsi brevi, da circa un secondo l’uno, controllando la grana a vista attraverso la ciotola trasparente, e fermati appena è pronta.

Si può tritare la carne? Sì, con la carne cruda a pezzetti e senza nervature, purché tu lavori a piccole quantità e a impulsi brevi, lasciando riposare il motore fra un impulso e l’altro. Non è però un tritacarne: per macinare mezzo chilo di carne per il ragù lo strumento giusto resta un tritacarne o un robot da cucina con la ciotola grande.

Come si pulisce senza smontarlo ogni volta? La strada più veloce è comunque separare le parti a contatto col cibo e sciacquarle subito sotto l’acqua corrente, prima che la polpa si secchi: un minuto e mezzo in tutto. Il corpo motore non va mai immerso, solo un panno umido. Farlo appena finito è ciò che tiene la pulizia breve e ti fa usare davvero l’apparecchio.

Trita anche il ghiaccio? Lo affronta, ma va aiutato: pezzi piccoli, poca quantità e impulsi brevi. Aspettarsi il ghiaccio tritato fine di un frullatore da banco da 1000 watt è irrealistico, qui parliamo di 50 watt a batteria. Per i cocktail e le granite conviene un tritaghiaccio dedicato, che ha lame e motore pensati apposta per quel carico duro e abrasivo.

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