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Forno per pizza: pizza calda senza accendere il forno grande! Come si usa e quanto costa.

È una piastra a conchiglia da 1800 W, non un forno da 400 gradi. Che pizza fa davvero, perché la temperatura è tutto e come sfruttarla al meglio.

Di Redazione VistoSuiSocial · Pubblicato il

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La resistenza del coperchio incandescente sopra un impasto che si gonfia sulla piastra di cottura da 30 cm

Forno Elettrico per Pizza in breve

Tipo Piastra elettrica a conchiglia per pizza, non un forno a camera
Piastra Tonda antiaderente da 30 cm di diametro
Potenza 1800 W dichiarati sulle immagini del produttore
Riscaldamento Resistenza nel coperchio, cottura sopra e sotto a conchiglia chiusa
Ingombro 38 cm di diametro, 17 cm di altezza da chiuso
Comandi Spia luminosa, nessun termostato regolabile
Prezzo 99,99 €

La pizza fatta in casa ha un problema solo, ed è sempre lo stesso: il forno. Quello di casa arriva a 250 gradi, ci mette quaranta minuti a scaldarsi, cuoce la pizza in dieci e nel frattempo trasforma la cucina in una sauna. Da qui nasce tutta la categoria dei fornetti per pizza, e da qui nasce anche l’equivoco più diffuso, perché fra un fornetto e l’altro passa un abisso, e l’abisso ha un nome preciso: la temperatura. Questo apparecchio costa meno di cento euro e promette la pizza in pochi minuti. Vediamo che cosa consegna davvero.

Che cos’è: una piastra a conchiglia, non un forno a camera

La prima cosa da chiarire è che cosa arriva a casa, perché le fotografie del produttore raccontano una storia più precisa di qualsiasi descrizione commerciale. Non è un forno con una camera in cui si infila la pizza, tipo quelli a cupola che si vedono nei video. È una piastra a conchiglia: una base tonda con una superficie di cottura antiaderente scura, un coperchio incernierato che si chiude sopra, e dentro il coperchio una resistenza a spirale che nelle foto si vede diventare incandescente. Si apre come una piastra per waffle, si stende l’impasto sul piatto inferiore, si chiude, si aspetta.

Le misure sono dichiarate: 38 cm di diametro complessivo, 17 cm di altezza da chiuso, superficie di cottura da 30 cm. La potenza indicata sulle immagini ufficiali è di 1800 W. Sul corpo, oltre alle maniglie in plastica anti-scottatura, si vedono soltanto due spie rosse: nessuna manopola, nessuna scala di temperatura, nessun timer. Il che ci porta dritti al punto che decide tutto.

La temperatura è il prodotto

Fra una pizza qualunque e la pizza che ti ha fatto cercare questo apparecchio c’è solo la temperatura. La pizza napoletana verace nasce a 400-450 °C: a quel calore l’acqua dell’impasto evapora di colpo, il cornicione si gonfia, la superficie si macchia di leopardatura e tutto finisce in novanta secondi, prima che la pasta abbia il tempo di asciugarsi. A 250 °C la stessa pizza impiega dieci minuti, e in dieci minuti l’impasto perde umidità: il risultato è buono, ma è un’altra cosa, più vicino alla pizza in teglia che a quella del forno a legna.

Un fornetto che arriva a 300-350 °C fa una pizza sinceramente buona e riduce i tempi. Un fornetto che sta sotto i 250 °C fa una pizza casalinga come quella del forno di casa, solo più in fretta e con meno consumo.

Il produttore di questo apparecchio la temperatura non la dichiara. Non compare sulle immagini, non compare come manopola sul prodotto, e non ci sono termostati regolabili. Non la inventiamo noi: va chiesta al venditore prima dell’acquisto, perché è l’unico dato che distingue le tre situazioni qui sopra. Quello che si può dire con onestà è che le piastre elettriche a conchiglia di questa categoria lavorano di norma sotto i 300 °C, e che l’assenza di un termostato significa una cosa molto pratica: si cuoce a occhio, controllando il coperchio, non impostando i gradi.

Niente pietra refrattaria: che cosa cambia

Il secondo dettaglio che le foto chiariscono è che la superficie di cottura è una piastra metallica antiaderente, scura, non una pietra refrattaria. È una scelta costruttiva che si sente nel piatto.

La pietra refrattaria è un accumulatore di calore: si scalda lentamente, immagazzina energia e la restituisce tutta insieme nel momento in cui l’impasto freddo la tocca. È il meccanismo che asciuga il fondo in pochi secondi e lo rende croccante, ed è la ragione per cui i fornetti buoni ce l’hanno. Una piastra metallica scalda molto più in fretta (ed è il vantaggio: sei pronto in pochi minuti), ma trattiene molto meno calore, quindi cede meno energia al fondo nell’istante decisivo. Il fondo esce dorato e fragrante, non croccante come quello della pizzeria.

C’è però un compenso, e va riconosciuto: la resistenza sta nel coperchio, cioè a pochi centimetri sopra la pizza, e a conchiglia chiusa il calore arriva da sopra e da sotto in uno spazio piccolissimo. È molto più efficiente della cavità enorme di un forno domestico, dove il calore si disperde ovunque tranne che sulla pizza.

Che cosa cuoce davvero bene

Con le aspettative rimesse a fuoco, il quadro d’uso diventa chiaro e per molti è più che sufficiente. La pizza casalinga a lievitazione lunga, quella con l’impasto steso sottile e condito con poco, esce bene: fondo dorato, formaggio filante, tempi di pochi minuti. Le pizze surgelate del supermercato cuociono in una frazione del tempo del forno grande, e questo da solo giustifica l’acquisto per parecchie famiglie. Le focacce, le schiacciate, le piadine, il pane arabo, le tortillas e i calzoni piccoli sono il territorio in cui l’apparecchio dà il meglio, ed è l’utilizzo che, alla prova dei mesi, finisce per essere il più frequente. Una delle immagini ufficiali mostra proprio un impasto che si gonfia sotto la resistenza, non una pizza, e la scelta è più eloquente di quanto il produttore avrebbe voluto.

Il confronto vero: il forno di casa

L’avversario di questo apparecchio non è la pizzeria sotto casa, è il forno che hai già. Il forno domestico arriva a 250 °C, ha una cavità grande da portare in temperatura e ci mette dai trenta ai quaranta minuti prima di essere pronto: con 2000 W e passa di assorbimento, quaranta minuti sono un conto che si vede in bolletta. La piastra a conchiglia scalda un volume ridicolo in confronto, quindi è pronta in una manciata di minuti e lavora solo il tempo della cottura. In estate la differenza si sente sulla pelle prima che sul contatore, perché il forno grande riscalda tutta la cucina per un’ora abbondante e questa piastra no.

C’è anche il rovescio della medaglia, ed è la capienza. Nel forno di casa entrano due teglie, qui entra una pizza da 30 cm. Per una coppia o per una cena veloce va benissimo, per una famiglia numerosa la cottura diventa un servizio a turni, con chi mangia e chi aspetta il proprio turno guardando la spia rossa.

Come si usa bene: quattro accorgimenti

Il preriscaldamento è obbligatorio. Va acceso a coperchio chiuso e lasciato lavorare qualche minuto prima di stendere l’impasto: la piastra fredda è la causa numero uno del fondo molliccio, e la colpa viene poi data all’apparecchio.

Il condimento va tenuto asciutto e leggero. In uno spazio così piccolo l’umidità non ha vie di fuga: pomodoro poco, mozzarella scolata bene (o aggiunta a metà cottura), verdure già scottate in padella e non crude e bagnate. È la differenza fra una pizza e una zuppa.

L’impasto va steso sottile e non troppo idratato, perché senza refrattaria il fondo ha bisogno di meno acqua da smaltire. E si cuoce una pizza alla volta: per una cena in quattro va organizzato un ritmo a turni, il che significa che qualcuno mangia mentre l’altro aspetta. Non è un difetto nascosto, è la logica dell’apparecchio.

Sicurezza e pulizia

Ci sono 1800 W concentrati in una resistenza che diventa incandescente a pochi centimetri dalle mani. Le maniglie in plastica servono proprio a questo, ma il coperchio e la piastra restano bollenti a lungo anche dopo lo spegnimento: vanno tenuti lontani dai bambini e lasciati raffreddare completamente prima di toccarli o di riporli. Sull’antiaderente non vanno usati coltelli né utensili metallici, perché una volta rigato il rivestimento comincia il conto alla rovescia. La pulizia si fa a corpo freddo, con una spugna morbida e mai in immersione: dentro c’è elettricità. Un ultimo dettaglio pratico che quasi nessuno considera: 1800 W sono tanti, quindi la spina va inserita direttamente nella presa a muro, senza ciabatte condivise con forni, bollitori o altri apparecchi ad alto assorbimento.

Conviene comprarlo?

Il voto è 6,6, e i due decimali raccontano esattamente la distanza fra ciò che si spera e ciò che si riceve. Chi lo compra sognando la napoletana con il cornicione maculato resterà deluso, e non per colpa dell’apparecchio: quella pizza vive a temperature che un elettrodomestico da cento euro non raggiunge, punto. La temperatura massima, poi, il produttore non la dichiara, ed è una reticenza che pesa sul voto: è il dato più importante di tutti, e va chiesto prima di ordinare.

Chi invece cerca il modo di mettere in tavola una pizza calda in pochi minuti senza accendere il forno grande, di cuocere le piadine per i figli, le focacce del sabato e la pizza surgelata del venerdì sera, trova qui una comodità vera, ingombro ridotto, tempi rapidi e un risultato onesto. Con il pagamento alla consegna lo provi con il tuo impasto, che è l’unico giudizio che conta davvero.

Il prodotto da vicino

Cosa aspettarsi davvero

6,6/10il voto della redazione

Quello che convince

  • Il tempo: si accende, si stende l'impasto e in pochi minuti c'è una pizza calda, senza la mezz'ora di preriscaldamento del forno grande
  • D'estate cambia la vita: cuoci una pizza senza portare a 250 gradi un forno che poi scalda tutta la cucina per un'ora
  • La resistenza sopra e la piastra sotto lavorano vicinissime all'impasto: il risultato è omogeneo, dorato, senza il centro pallido delle piastre economiche
  • Finisce per essere usato più per piadine, focacce e pane arabo che per la pizza, ed è lì che dà il meglio

Da sapere prima di ordinare

  • Si cuoce una pizza per volta, quindi per quattro persone la cena va organizzata a turni, non tutti a tavola insieme
  • La superficie di cottura è antiaderente, non refrattaria: il fondo esce dorato e fragrante, non croccante come quello della pizzeria

Il consiglio:Preriscaldalo sempre a coperchio chiuso per qualche minuto prima di stendere l'impasto: se metti la pizza sulla piastra fredda, il fondo resta molliccio e la colpa sembra dell'apparecchio.

Pro e contro

Pro

  • Piastra tonda da 30 cm: è una pizza intera per una persona affamata o due fette a testa in due, non una monoporzione da assaggio
  • Si chiude a conchiglia e la resistenza del coperchio lavora a pochi centimetri dall'impasto: il calore arriva da sopra e da sotto insieme, come sotto una cupola
  • Pronta in pochi minuti: 1800 W concentrati in un volume piccolo scaldano molto più in fretta della cavità di un forno da incasso, e in estate non trasformano la cucina in una sauna
  • Non serve solo per la pizza: piadine, focacce, pane arabo, tortillas e schiacciate escono dalla stessa piastra, ed è l'uso che poi si fa più spesso

Contro

  • Non c'è un termostato in gradi da impostare: la cottura si governa a tempo e a occhio, quindi conviene mettere in conto una o due pizze di rodaggio per prendere le misure
  • La napoletana con il cornicione gonfio nasce attorno ai 400-450 °C, temperature che una piastra elettrica domestica in genere non raggiunge: il risultato resta una buona pizza di casa

Domande frequenti

Che temperatura raggiunge davvero?

Il produttore non la dichiara, e va detto con chiarezza invece di inventare un numero: sulle immagini ufficiali compaiono la potenza (1800 W) e le misure, mai un valore in gradi, e sull'apparecchio non c'è una manopola con la scala delle temperature. Le piastre elettriche di questo tipo lavorano di norma sotto i 300 °C, che è la fascia in cui una pizza cuoce bene in qualche minuto ma non in novanta secondi. È il primo dato da chiedere al venditore, ed è quello che decide che pizza ti troverai nel piatto.

C'è la pietra refrattaria?

No. Nelle foto la superficie di cottura è una piastra tonda scura con rivestimento antiaderente, non una pietra. La differenza conta: la refrattaria accumula calore e lo restituisce tutto insieme quando l'impasto la tocca, ed è quello che asciuga il fondo e lo rende croccante. Una piastra metallica antiaderente scalda in fretta ma trattiene meno calore, quindi il fondo viene buono e dorato, non però quello della pizzeria con il forno a legna.

Fa la pizza napoletana come in pizzeria?

No, e nessun apparecchio elettrico da meno di cento euro può farlo. La napoletana verace è una questione di temperatura, non di forma: servono 400-450 °C, il cornicione si gonfia in novanta secondi e si macchia di leopardatura prima che l'impasto si asciughi. Sotto quella soglia la pizza esce comunque buona, ma è un'altra pizza, più vicina a quella in teglia: cottura più lunga, impasto più asciutto, fondo dorato invece che bruciacchiato.

Quanto è grande la pizza che ci sta dentro?

La piastra di cottura misura 30 cm di diametro, quindi la pizza massima è quella. L'apparecchio chiuso occupa 38 cm di diametro per 17 cm di altezza: sta su un piano di lavoro senza rubare mezza cucina e si ripone in un mobile. Una pizza per volta, però, e questo è il ritmo con cui va organizzata la cena: si cuoce e si mangia, poi si cuoce la successiva.

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